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Autore Topic: Abraxas  (Letto 3051 volte)  Condividi 

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Orion

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Abraxas
« il: Ven-28-Dic-2007 09:25 »
Nel corso degli scavi per la costruzione di box in piazza Meda a Milano sono stati rinvenuti due talismani magici lì sepolti oltre 1500 anni fa. Il più importante dei due è l'Abraxax, talismano che tanto affascinò Jung e Hesse.
"Il nome Abraxas avrebbe potere apotropaico, legato al valore numerico delle sue sette lettere che, sommate secondo la numerazione greca, danno 365. Ovvero il numero dei giorni di un anno ma anche, secondo lo gnostico Basilide, il numero dei cilei di cui era costituito il mondo materiale. A reggere ogni cielo un dio, a capo del più alto, Abraxas (....)
Abraxas è ben noto a chi si occupa di queste cose segrete che stanno tra cielo e terra. Tra quelli che se ne sono occupati, Jung, Borges, Hermann Hesse. Ma il suo nome spunta anche in Harry Potter, dove Abraxas si chiama il padre di Lucius Malfoy, e persino nella serie TV "Streghe", chiamato in causa tra entità infernali.... insomma, angelo o demone che sia, un Abraxas sepolto nelle viscere di Milano è un segno che comunque da da pensare". [notizia "Corriere della Sera pag. 7 - Cornaca "Grande Milano", articolo di Giuseppina Manin].

Per chi si occupa di queste cose e ama le coincidenze, P.zza Meda non è distantissima né da p.zza San Sepolcro, né da San Babila (  :) )... né dall'abitazione studio di Marinetti dove avevano sede i fasci fascisti-futuristi e gli arditi.
« Ultima modifica: Sab-29-Dic-2007 15:35 da Orion »

Orion

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Re: Abraxas
« Risposta #1 il: Ven-28-Dic-2007 09:30 »
La parola Abraxás (o Abrasáx o Abracax) è stata ritrovata su pietre e gemme usate come talismani magici. Il nome si trova anche in manoscritti greci di carattere magico. Secondo alcuni studiosi, la parola abracadabra deriverebbe da Abraxas, sebbene esistano altre spiegazioni. Il nome si trova anche in testi gnostici . La sua simbologia è altamente discussa, e spesso le opinioni divergono a seconda delle diverse implicazioni religiose che vengono di volta in volta considerate. Di Abraxas abbiamo fonti sia dirette che indirette. Indirettamente furono alcuni Padri della Chiesa a conservare e a documentare le teorie di alcune scuole gnostiche, criticandole e tacciandole di eresia. In generale, I padri della Chiesa che combatterono tali presunte eresie gnostiche consideravano Abraxas una forma del culto di Satana. Le fonti dirette sono alcuni testi gnostici facenti parte dei codici di Nag Hammadi (il Vangelo degli Egiziani e l'Apocalisse d'Adamo). Quest'ultimo rotolo ci rivela che Abraxas è un grandissimo Eone. Secondo alcuni si tratterebbe di un altro nome del Cristo; altri (George Mead autore di uno studio e un'attenta interpretazione dei testi gnostici -"Gnosticismo e Cristianesimo delle Origini"-) mostrano riserve sulla natura di Abraxas quale Dio Supremo. Nella cosmologia gnostica, Abraxás è il nome del Dio altissimo, ovvero il Padre Ingenerato.



Offline Guido Keller

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Re: Abraxas
« Risposta #2 il: Ven-28-Dic-2007 10:18 »
"l'uccello combatte per uscire dall'uovo. L'uovo è il mondo. Chi vuole nascere deve distruggere il mondo. L'uccello vola a dio. Il nome del dio è Abraxas"
Herman Hesse, Demian


Introduzione
Come un fiume carsico che emerge più volte durante il suo corso verso il mare, affiorando agli occhi di ignari, occasionali, o ignoranti osservatori, così Abraxas da quasi duemila anni emerge continuamente nello spazio esoterico, da un lato irridendo coloro che hanno cercato di sopprimerlo attraverso il rogo e l'ostracismo, e dall'altro lasciando stupiti o istupiditi coloro che sono avvezzi a considerare i simboli esoterici come pezzi intercambiabili di un unico puzzle.
Troviamo l'incisione della parola Abraxas e della fantastica figura che lo rappresenta su pietre, gemme, manoscritti e sigilli.
Gnostici, Vescovi, Priori Templari, cabbalisti, massoni e occultisti si sono fregiati di tale sigillo, o strumento: chi per il riconoscimento, chi per l'operatività, e chi per entrambe.
Giova sempre ricordare come in alcune messe che traggono libera ispirazione dallo gnosticismo alessandrino, spesso Abraxas viene invocato affinchè offra conoscenza e grazia ai fedeli.
Ancora alcuni vogliono che la parola magica ABRACADRABA, altro non sia che una particolare trascrizione di Abraxas. La rinveniamo per la prima volta nel Liber medicinalis (secondo terzo secolo), ad opera di Sereno Damonico, medico gnostico discepolo di Basilide. Suggerendo quindi una etimologia non ebraica della parola magica in oggetto, vista l'ostilità verso il patrimonio spirituale e religioso ebraico, considerati espressione demiurgica, di Basilide.

Inquadramento gnostico
Come anticipato l'ambito gnostico da cui è emerso Abraxas è riconducibile a Basilide, maestro alessandrino del primo secolo dopo cristo (ancora una volta è da notare la coincidenza temporale assoluta fra cristianesimo religioso e cristianesimo gnostico, suggerendo quanto meno la compresenza di almeno due o tre radici cristiane ), la cui scuola, a carattere iniziatico, ebbe un'ampia diffusione in tutto il bacino del mediterraneo.
Alcuni brevi cenni alla gnosi basilidiana, rimando ad altre trattazioni più specifiche in materia, sono il dualismo fra spirito e materia, la creazione di questo mondo da parte di un Demiurgo coincidente con il Dio ebraico, la presenza di 365 cieli che sovrastano questo nostro mondo, e che devono essere risaliti, attraverso adeguate parole di passo, per poter giungere alla liberazione.
Sul Trono del cielo più alto siede Abraxas, associando ad ogni lettera ( in greco ), un numero ( A=1, B=2, R=100,A=1,X=60,A=1,S=200 ) otteniamo 365. Ovviamente ci riferiamo quindi ai giorni dell'anno solare, in un ciclo di vitacrescita-morte-rinascita nel quale l'influenza divina si dispiega, e dal quale l'uomo gnostico si deve sottrarre. Abraxas è quindi colui che regge l'ultimo dei cieli, quello più alto, dove lo spirito è oramai liberato dall'influenza della materia, e si connatura come Divinità Solare ( è il simbolo del Sole che contraddistingue l'ultimo cielo), al pari di Mitrha ed Horus, in un ciclo di compimento che vede l'uomo unico protagonista, e la meccanica natura come antagonista. Si vuole che le lettere che compongono il nome di Abraxas siano la radice del nome dei sette angeli che hanno creato il mondo, oppure che il nome di questa divinità gnostica altro non sia che
quello divino dispiegato. Sono invece sicuramente fantasiosi, o frutto di pochezza culturale, i tentativi cabbalistici di associare Abraxas ad Abramo (Abraham ), purtroppo, per loro, la natura fortemente antiebraica della gnosi Basilidiana, la connaturazione solare e spirituale di Abraxas, mal si conciliano con l'ibrido spirituale Abramo, legato alla terra, al desidero e alla dualità conflittuale ( Isacco ed Ismael ), ma come ben sappiamo di forzatura in forzatura tutto può essere piegato a piacimento.
Sempre in ambito cabbalistico, e ancora ciò va preso con estremo beneficio di inventario in quanto non si accorda alla radice gnostica basilidiana, si vuole che le prime tre iniziali di ABRAXAS, indicassero le tre parole ebraiche Ab (Padre), Ben (Figlio) Ruach (Spirito), raccogliendo quindi in tale divinità l'origine della trina manifestazione divina. Per i lettori che non si lasciano trascinare dalle infatuazioni sincretistiche, apparirà macchinosa come per giungere a tale convergenza, sia necessario traslitterare le lettere ebraiche in greco, addentrandosi in un gioco intellettuale da cui è possibile trarre ogni risultanza.
Quello che sicuramente possiamo affermare, è come il supremo sette (uno degli attributi di Abraxas, in relazione ai sette angeli/eoni emanati, il quali hanno formato il mondo e i cieli ), può essere considerato la suprema Mente, da cui è scaturita ogni creazione. La mente dove per immota casualità, o per mota causalità, ha preso forma un'idea, trovando in essa germe di sostanza ogni duale attributo, in quanto separata dall'oceano quintessenziale in cui si trovava indistintamente immersa.

Il profilo simbolico di Abraxas
Abraxas appare come una figura fantastica dalla testa di gallo, il tronco di uomo, e due serpenti come gambe. In alcuni sigilli lo ritroviamo armato di frusta, in altri di arco, e quasi sempre provvisto di scudo. Un essere quindi fantastico, frutto di un'ardita composizione simbolica, che ricorda altri esseri legati al sacro e al mondo mitologico ( Melusina, Ippogrifo, Chimera, ecc... )
Tali rappresentazione altro non sono che la traslazione su di un piano immaginifico di un vettore, o veicolo, che unisce il mondo dei fenomeni umano al mondo spirituale, in altri termini una raffigurazione dinamica di un concetto non afferrabile nella sua interezza, attraverso il pensiero dialettico razionale. Vi è un termine psicopombo che forse può aiutarci a comprendere il significato di questo Immaginario, un termine che indica degli animali in grado di traghettare l'uomo conscio, verso le profondità dell'uomo inconscio, a tale genere di rappresentazione afferisce Abraxas ? Oppure è egli stesso l’inconscio manifesto ?
La testa di Abraxas è quella di un gallo, simbolicamente questo animale è legato al mattino, e al Sole. Esso rappresenta la vigilanza, l'attenzione, e nel cristianesimo esoterico la resurrezione. Il gallo è quindi colui che saluta il Primo Sole, che emerge dalle tenebre, ad indicare quindi la volontà protesa verso lo Spirito occultato, ma possiamo anche leggervi l'annuncio della venuta del Cristo, e del cambiamento fra una fase di ignoranza (notte), ad una fase di conoscenza (giorno). Al canto del gallo non sta bene farsi trovare ancora immersi nel sonno della ragione, per non rischiare come San Pietro, che il torpore e
l'inebriamento delle emozioni ci conducano a testimoniare il falso, su ciò che in realtà siamo, o dovremmo essere. Le gambe rappresentano l'elevazione e la possanza: il fondamento su cui si regge tutta l'opera umana. Esse sono, per ovvia constatazione, il basamento o piedistallo necessario, per elevarsi e tendere al cielo, se salde a terra permettono all'uomo di protendersi verso l'alto, è attraverso di esse che traiamo forza dall'elemento terra, ma che subiamo anche la forza dell'elemento aria.
In Abraxas le game sono sostituite da due corpi di serpente. Un simbolo questo che ritroviamo in innumerevoli culture iniziatiche, rappresentante sia l'energia nella sua forma pura, senza condizionamenti ne indirizzo, nella bivalenza di cura e di morte, ma anche una conoscenza arcana, profonda ed abissale. E' utile ricordare come nell'immaginario gnostico il serpente rappresenti oltre alla primitiva e superiore conoscenza sul bene e sul male, capace di liberare l'uomo dalla d'orata prigionia demiurgica nel Paradiso Terreste, anche la potenza sessuale al suo stato primordiale. E’ infatti attraverso il bionomio sesso-conoscenza, che lo gnostico comprende la genesi, e fonda la propria opera.
La frusta è antico simbolo egizio di potere, di dominazione, di punizione, legato a divinità del tempo, nell'Antica Roma la frusta era appesa ai carri di trionfo, mentre il Grecia era simbolo dei Dioscuri. La frusta riassume in se lo scettro ( potere ) e il cappio ( punizione ). L'associazione scudo frusta, indica la completezza di Abraxas in grado di dispiegare il proprio supremo potere, ed immune ad ogni altro potere.
Il sette, come le lettere che ne compongono il nome, è il numero fondamentale che regola la manifestazione ( sette i colori, sette le note, sette i giorni della settimana, sette i vizi, sette le doti, le direzioni, ecc...). Il sette è l'incontro fra il 4 ( gli elementi), e il 3 ( numero delle tre forze: positiva, negativa, e neutra, ma anche del divino ), la geometria esoterica ci suggerisce che la comunione fra il quadrato e il triangolo, frutta il pentagono ( l'uomo realizzato ). Possiamo vedere anche i tre elementi zoologici che compongono Abraxas (serpenti, tronco umano, e testa di gallo), come la necessaria cooperazione fra l'elemento inconscio-atavico ( la forza sessuale del serpente nella sua duplice natura di elevazione ed abbattimento ), l'elemento conscio-razionale ( il corpo umano e l'ordine con cui sostiene gli strumenti di dominio e difesa ), e l'istanza divina solare che armonizza, trasmuta ed eleva gli elementi inferiori, ma necessari.

« Ultima modifica: Ven-28-Dic-2007 10:23 da Guido Keller »

Offline Guido Keller

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Re: Abraxas
« Risposta #3 il: Ven-28-Dic-2007 10:34 »
Abraxas e C.G. Jung
Uno degli aspetti meno conosciuto del pensatore C.G.Jung è la sua passione innata per il simbolismo e l'immaginifico, che spesso si estrinsecava attraverso il perseguimento di pratiche sicuramente poco ortodosse per il mondo scientifico ed accademico di allora, come di oggi. Pratiche che potremmo definire oscillanti fra la medianicità, il sogno lucido, e l'evocazione, e che nel 1916 diedero frutto nel libro i Septem Sermones ad Mortuos, stampato e diffuso privatamente da Jung, alla cerchia ristretta di conoscenti. Lo stesso studioso narra come tale opera è nata di getto, attraverso la scrittura automatica, in uno stato di trance dove Jung si identifica con Basilide. Questo stato di possessione è preceduto da fenomeni paranormali che investano la casa e i figli dell'analista: presenze spiritiche, trilli di campanello, sogni inquietanti, che hanno esatto termine, nel momento in cui Basilide-Jung inizia a scrivere. Facile intravedere in questi fenomeni un'incursione ( evocazione ) nella nostra dimensione, di istanze ataviche o di vere e propri fenomeni psichici, o forse più semplicemente, ma non meno inquietante per l'uomo razionale, dell'affioramento dell'inconscio, o porzioni inconscie, sul piano manifesto.
Senza volere commentare i sette sermoni, che già varrebbe un lungo lavoro, propongo i passi dove si parla di Abraxas, in modo da meglio chiarire la collocazione di questa chimera nel pensiero di Jung-Basilide.

L'effettività li unisce. Quindi l'effettività è al di sopra di loro ed è un Dio sopra Dio, poiché nel suo effetto unisce pienezza e vuotezza.
Questo è un Dio che voi non avete conosciuto, perché gli uomini lo hanno dimenticato. Noi lo chiamiamo col nome suo ABRAXAS. Esso è più indistinto ancora di Dio e del demonio. Per distinguere Dio da lui, chiamiamo Dio Helios o sole. Abraxas è effetto. Niente gli sta opposto se non l'ineffettivo; perciò la sua natura effettiva si dispiega liberamente. L'inefettivo non è, e non resiste. Abraxas sta al di sopra del sole e al dì sopra del demonio. E' probabilità improbabile, realtà irreale. Se il pleroma avesse un essere, Abraxas sarebbe la sua manifestazione.
Il sole ha un effetto definito, e così pure II demonio. E quindi ci appaiono molto più effettivi
di Abraxas che è indefinito. E' forza, durata, mutamento
 
"Ma Abraxas pronuncia la parola santificata e maledetta che è vita e morte insieme.
Abraxas genera verità e menzogna, bene e male, luce e tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto.
Perciò Abraxas è terribile.
E' splendido come il leone nell'attimo in cui abbatte la preda.
E' bello come un giorno di primavera.
Si, è il grande Pan in persona e anche il piccolo.
E' Priapo.
E' il mostro del mondo sotterraneo, un polipo dalle mille braccia, nodo intricato di serpenti alati, frenesia.
E' l'ermafrodito del primissimo inizio.
E' il signore dei rospi e delle rane che vivono nell'acqua e calpestano la terra, che cantano in coro a mezzogiorno e a mezzanotte.
E' la pienezza che si unisce col vuoto.
E' il santo accoppiamento,
E' l'amore e il suo assassinio,
E' il santo e il suo traditore,
E' la luce più splendente del giorno e la notte più oscura della follia,
Vederlo significa cecità,
Conoscerlo è malattia,
Adorarlo è morte,
Temerlo è saggezza, ..."
( C.G. Jung )

“Abraxas è il Dio duro a conoscere. Il suo potere è il più grande perché l’uomo non lo vede. Del sole egli vede il summum bonum, del demonio l’infimum malum; ma di Abraxas la VITA,  ndefinita sotto tutti gli aspetti, che è la madre del bene e del male….Duplice è il potere di Abraxas. Ma voi non lo vedete, perché ai vostri occhi gli opposti in conflitto di questo potere si annullano…Ogni cosa che chiedete supplicando al Dio sole genera un atto del demonio. Ogni cosa che create col Dio sole dà al demonio il potere di agire. Questo è il terribile Abraxas."
.

Jung propone quindi un Abraxas come la causa prima di ogni manifestazione, e al contempo come materia informe, prima di ogni ordine e forma, almeno nel senso percepito e percepibile dall'umana ragione. Un elemento ( nel senso di elementare ed inscindibile ) dove pensiero, volontà, e oggetto di essi, trovano coesistenza in una completa comunione, non spiegabile attraverso altro che simboli.
Abraxas, in Jung-Basilide, è posto ben oltre il mondo tridimensionale dei fenomeni, esso è la radice del tutto, e di ogni dualità, in quanto il tutto altro non è che un aspetto scisso o percepito del suo dinamismo.

Offline Brax

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Re: Abraxas
« Risposta #4 il: Ven-28-Dic-2007 10:46 »
Talismani di epoca ellenistica
"Cadrò una volta, due volte, mille volte ancora, ma ogni volta mi rialzerò per tornare all'assalto;da uomo libero"

Offline Guido Keller

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Re: Abraxas
« Risposta #5 il: Ven-28-Dic-2007 11:00 »
Curiosità Templare
Non sono molti i sigilli templari che sono giunti a noi, attraversando le pieghe del tempo. Molti sono stati distrutti, o semplicemente perduti, successivamente alla sospensione dell’Ordine da parte del Papa Clemente V.
Uno dei sigilli superstiti porta inciso la sagoma di Abraxas, prendendone quindi il nome, o in alternativa quello di “Gemma Gnostica”. Storicamente viene fatto risalire al Precettore di Francia Andre’ de Coloors, 1215 circa, riportante il motto: "SECRETUM TEMPLI". Il "dio gnostico" di Basilide lo ritroviamo anche sui sigilli appartenuti a Luigi VII, da Margherita di Fiandra, con la frase incisa Sigillum Secreti, dall’ dai Vescovi di Canterbury e di Chichester, e da altri prelati. Tutti questi sigilli hanno una collocazione temporale che non pare superi i primo due decenni del 1200. Possiamo avanzare due lecite ipotesi, attorno al perché Abraxas apparisse in sigilli ufficiali di Vescovi, Arcivescovi, Priori di un ordine monastico, e nobili. La prima è come una certa conoscenza simbolica gnostica, fosse diffusa in un modo maggiore di quanto solitamente si pensa, e come anche strati della Chiesa Cattolica, antagonista millenaria dello gnosticismo, fossero permiabili ad essa. Ciò non significa necessariamente che vi fosse un corpo unico di conoscenza o una elitaria comunità cristiana esoterica, ma solamente che elementi gnostici decontestualizzati erano utilizzati da persone che provenivano da una tradizione ad essi avversa.
La seconda ipotesi che dobbiamo prendere in considerazione, è come una fratellanza gnostica basilidiana fosse presente in tale periodo, e raccogliesse al suo interno anche elementi rilevanti della Chiesa Cattolica, indicando come lo gnosticismo sia sopravvissuto nei secoli proprio occultandosi nella viva carne del suo persecutore.
Oppure che è la gnosi l’ultimo ed estremo segreto, che alcuni occultano attraverso l’ortodossia e i dogmi.

Conclusioni

Non è semplice offrire delle conclusioni attorno ad un argomento così complesso e dalle sottili vibrazioni come il simbolismo e l'operatività connessa ad Abraxas, e che concernano ad una realtà misterica di quasi duemila anni fa, certamente non votata a quella sincretistica universalità che tanto affligge l'esoterismo moderno.
Per quanto è emerso sotto il profilo simbolico, non possiamo soffermarci su come Abraxas rappresenti un concetto archetipale, talmente sofisticato e astratto, che sembra sfuggire a qualsiasi possibilità di comunicazione dialettica. Esso raccoglie in se la terra e il cielo, il sacro e il profano, l'uomo e il divino, il positivo e il negativo, il maschile e il femminile, la materia e lo Spirito, l’evoluzione e l'involuzione. Tali coppie non vivono, e neppure convivono, nella loro separatività, e neppure formano un equilibrio grottesco, ma bensì sono
presenti ad uno stato potenziale, su di un piano superiore, non legato a fattoricome percezione e cognizione, soggetto ed oggetto, ma di totale fusione.
Ecco quindi Abraxas afferire alla totalità e alla complementarità, di questo mondo superiore di cause prime, ma anche essere l'artefice delle cause che sul nostro piano produrranno effetti. Del resto la bestialità/lunarità - umanità - bestialità/solarità ci suggeriscono che cogliamo l'una o l'altra solamente per un difetto percettivo-cognitivo, e che tale scissione decade nel momento in cui abbracciamo la complessa unicità del simbolo e dell’uomo.
Abraxas si colloca quindi prima di ogni effetto, e prima di ogni causa essendo esso stesso causa ed oggetto in potenza. La chiave Abraxas, ci porta a dichiarare come tutto il nostro mondo del fare e del pensare è da un lato parziale, e dall'altro lato secondario. Parziale in quanto scissione statica di un insieme maggiore, particola separata da noi stessi di un continuo, che altro non è che uno sviluppo aperto di qualsiasi forma chiusa, e dall'altro
secondario perchè frutto di agenti e agiti che si pongono su di un altro piano dell'idea-formazione.
Volendo identificare Abraxas con questo Altro piano dell'idea-formazione, esso è il nucleo occulto, avvolto dal mondo interiore e dal mondo esteriore. Dove in un locus atemporale e multidimensionale, coesistono le infinte volontà dell'uomo-dio. Locus da noi solamente percepito nella sua esteriorità, in quanto posto oltre l'abisso e il silenzio che separa la nostra comprensionecompressione legata alle quattro dimensioni e all'emersione delle idee.
Nei fatti ognuno di noi è l'espressione ultima di Abraxas, e ogni nostro atto è la creazione o la distruzione di un mondo, che in se non è che una delle dimensione finite, che compongono le multidimensioni infinite. Non è forse ogni nostra azione sul piano materiale, il frutto di una scelta o non scelta, di una volontà-riflesso su di un piano emotivo istintuale e\o intellettuale ? Non comporta essa la creazione di una serie di eventi, e la non creazione su questo piano di altre serie di eventi ? Che però sussistono, coesistono ed insistono nel
locus atemporale ove la volontà-riflesso è stata partorita ?
Da Jung-Basilide:
"In questo mondo l'uomo è Abraxas, che genera o ingoia il suo mondo."
Esiste un mondo che non si genera e non si distrugge? Esso è Abraxas in quanto ogni mondo è in esso in potenza, e non in numero. Un Abraxas superiore, svincolato completamente da ogni azione e forma grossolana, di cui noi siamo il caduco riflesso, ma non in cielo e neppure all’inferno va ricercato, bensì in noi stessi.

Offline Guido Keller

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Re: Abraxas
« Risposta #6 il: Ven-28-Dic-2007 11:18 »
ABRAXAS IL SIMBOLO

Premessa
In un lavoro precedente (Abraxas apparso nel numero 15 di Lex Aurea), ho affrontato l’origine del mito di Abraxas, la sua nascita in ambito esclusivamente alessandrino, e come
questa divinità gnostica, la cui conoscenza era ristretta ad un piccolo gruppo iniziatico, è riuscita a preservarsi nel corso dei secoli, affiorando a più riprese nella tumultuosa storia dell'esoterismo occidentale. Non è quindi intenzione di questo lavoro ripercorrere le linee guida che sono alla base della storia di Abraxas, bensì quello di approfondirne lo studio simbolico.

La domanda
Il presente lavoro nasce in realtà da una domanda, o meglio una constatazione, di un mio corrispondente. Osservando una raffigurazione di Abraxas ebbe a dire:"I serpenti al posto delle gambe, non infondono un senso di stabilità alla figura".
Il tono di voce rivelava un misto di ammirazione e di sconcerto, innanzi a questa figura così contraddittoria, ed avvolta dai veli del mistero e del tempo.
Posso ben comprendere lo sgomento di colui che poco avvezzo allo gnosticismo si trova davanti Abraxas, un'immagine apparentemente composita, che sfida e rompe la razionalità e la logica di cui siamo forgiati.
Apparentemente composita, dicevo, in quanto in realtà Abraxas sviluppa un’inquietante armonia, dove i singoli elementi, se colti nell'insieme, non presentano nessun punto di frattura, se non nella mente di chi osserva.... Ed è sicuramente questo l'effetto simbolico ricercato: silenziare tramite l'orrore e l'assurdo la sfera logica-dialettica, in modo che altro
tipo di funzione e processo percettivocognitivo possa emergere.

Approfondimento simbolico
L'impatto visivo di Abraxas è assurdo. Due serpenti in movimento reggono un tronco di uomo avvolto in una corazza, le braccia agitano uno scudo e una frusta, mentre una testa di gallo sembra sfidare il mondo intero.
La storia del simbolo ha definito tali immagini chimere, composizioni fantasiose e perverse che creano uno stato di disagio in chi le osserva, quasi una sorta di sovvertimento dell'ordine del reale. Ed è infatti dall'irreale, dalla terra che sta oltre le forme che affiorano Abraxas, la Chimera, la Melusiana, l'Ippogrifo, il Pegaso, e gli altri "capricci" della storia metafisica umana. Dobbiamo però immediatamente precisare la definizione di irreale, in questo contesto, ha solamente il valore di non tangibilità, o in altre parole di non sensibile
o sensoriale effetto, visto che comunque la nostra mente, il nostro cuore, e anche le nostre viscere ne sono inesorabilmente colpite. E' su questo "colpo effettivo" che tutto il lavoro sui simboli trova fulcro e ragione. Il simbolo, qui non mi dilungherò, è energia concentrata nel minor segno, come la parola di potere (mantra) è la maggior energia concentrata nel minor suono.
In Abraxas abbiamo simbolo e parola di potere, coese e indissolubili.
Abraxas ci appare come fluttuante, mentre si erge, minaccioso, su due serpenti.
Come è possibile trovare slancio, forza e possanza ergendosi senza l'ausilio di gambe o zampe ? Sono infatti le gambe il perno attraverso il quale l'uomo si eleva dalla polvere, ed è sempre attraverso le gambe che l'uomo trova movimento eretto ( il potere di vincere la forza della terra, la capacità di elevarsi verso il cielo ).
Il serpente è simbolo iniziatico universale.
Lo ricordiamo nella tradizione orientale ad indicare i cicli della manifestazione, e l'energia vitale dell'uomo, come in quella egiziana emblema della regalità e del potere, in numerosi culti come manifestazione dell'energia sessuale.
Annotiamo anche come nell'antichità era simbolo sia della Saggezza che proviene dal divino, sia come il sottile male che può cogliere improvvisamente. In Abraxas sembra accogliere, nella sua voluta indeterminatezza, tutti questi significati aggiungendovi quello della conoscenza, che in ambito gnostico deriva dal serpente "liberatore" dell'uomo dalla schiavitù del Eden.
Indubbiamente in ambito gnostico, l'immaginario del serpente si lega principalmente a questi passi della genesi:
Genesi 3:1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?».
Genesi 3:2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,
Genesi 3:4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto!
Genesi 3:13 Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Genesi 3:14 Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita.
In numerose scuole gnostiche, ed Abraxas non finiremo mai di ricordarlo afferisce a tale patrimonio iniziatico, abbiamo un rovesciamento della gerarchia dei "valori cosmogonici, morali e sociali". Rovesciamento determinato dalla convenzione che la manifestazione tutta,
sia null'altro che un errore ad opera di una potenza intermedia ( Il demiurgo identificato nel Dio dell'Antico Testamento ), ed è quindi dal serpente, che si pone arrotolato all'Albero della Vita fra Adamo ed Eva, che trova inizio e fine la libera condizione umana nella speculazione
gnostica.
Quindi se nella nascente teologica cristianaromana e cristiana-ellenica, legata a dogmatismi e alla sfera della legge, il serpente viene legato indissolubilmente al maligno tentatore dell'ordine edenico, trova collocazione nell'immaginario gnostico come salvatore dell'uomo dalla prigionia demiurgica.
Non è forse il serpente la più infida delle creature, in virtù del suo strano muoversi, del suo essere privo di zampe, dei suoi movimenti repentini, del freddo del suo corpo, e del pericolo mortale del veleno ? Il serpente è da sempre un animale legato alla notte e alla terra, un animale che incute maggior timore di qualsiasi altro, in quanto incarna la diversità dall'uomo e dal regno animale. Sulla terra striscia e si nasconde, ed è durante la notte,mentre dormiamo, che maggiormente temiamo la sua aggressione. In ambito magico la forma
serpente rappresenta un'ente che proviene da un altro piano manifestativo, portatore di una velenosa conoscenza, che "uccide" l'indegno, l'impuro, ed elargisce donopotere al meritevole. Nella cosmogonia egizia il serpente è colui che striscia fuori da Nu ( l'Abisso egizio ), cristallizzandosi nella Monade Solare, da cui tutto ebbe inizio. Il serpente è quindi
un'intelligenza che proviene da "altro", da un non luogo, in quanto non posto su questo piano fenometico. Un'intelligenza istintiva, non mediata da nessuna ragione o remora, volta a creare o distruggere senza compromesso: rappresentando al contempo sia la Bestia, sia la la conoscenza della Bestia.
Il tronco è umano è avvolto in una corazza, posto fra i serpenti e il gallo sembra come
sperduto. Essa è un simbolo di guerra e di protezione. Essa avvolge il corpo del soldato, donando sicurezza, e permettendo che ogni fibra del suo essere sia protesa a colpire l'avversario. Indubbiamente la corazza, unita allo scudo e all'arco o alla frusta ( che
spesso accompagnano Abraxas, come simboli di potere effettivo e personale ), richiama ad una lotta in corso o avvenire. E' Abraxas un simbolo di movimento di cambiamento, di effetto non mediato da causa precedente, ed è quindi effetto e causa, e come senza ipocrisia sappiamo ogni cambiamento è un atto di volontà, che rompe una quiete precedente. Questo ci suggerisce Abraxas, questo e non solo.
Sorge adesso la lecita domanda di quale volontà stiamo parlando, e la risposta va ricercata nel cuore, in questo muscolo involontario da sempre indicato come fulcro della vita fisica e spirituale dell'uomo, sede dell'anima: del vettore attraverso il quale muoverci fra i piani grossolani e sottile. I serpenti, duplici, al plesso solare, il tronco umano e l’armatura al plesso cardiaco, mentre la testa di gallo nella zona intracigliare. Come ad indicare chiaramente che la le armi ( scudo e flagello ) devono essere sorrette dalla forza atavica del
serpente, dal pensiero superiore del gallo e dalla volontà pura del cuore: dalla purezza che in esso alberga e da esso si manifesta. I due serpenti contrapposti, che tirano la figura in due direzioni opposte, sono si simbolo di movimento, ma potenziale, ed è quindi solamente dalle braccia e dagli utensili che sollevano le uniche possibilità di sicura azione. E' nel cuore ciò che è in alto ( intelletto ) e ciò che è in basso ( atavismo ), che avviene la sintesi suprema. Un apparato che deve essere protetto da ogni intromissione, da ogni intrusione esterna ed estrema. L'armatura isola il guerriero dal mondo esterno, preservando gli organi dai colpi, quindi il simbolo dell'armatura indica la capacità di isolamento e preservazione
spirituale dalla caducità delle cose. Al contempo il sostituire alla carne ( in se e per se caduca ), lo scintillante metallo, è indicativo di una , in una fulgente ed immodificabile spiritualizzazione della stessa. Quindi questo tronco, avvolto in una corazza, non è il tronco dell'uomo avvolto nelle luci e nelle tenebre del creato, ma dell'uomo antico, imperituro e inattaccabile. Non siamo quindi posti, noi, sulla vetta di un'evoluzione, ma nella fase discendente di un'involuzione spirituale, o nella migliore delle ipotesi alcuni stanno lentamente rialzando lo sguardo verso il cielo.
Come testa un gallo, ad indicare quindi l'origine e la valenza solare della sede del pensiero e dell'intelletto. Il Gallo all'alba del chiaror di luce, canta annunziando alla menti, ai cuori e alle anime ancora avvolte nel sudario della notte dell'ignoranza, il sorgere del Sole ad Oriente. Ed innanzi a tale astro luminoso che nessuna ombra potrà dilatare, confondere, sfumare ciò che si è, o ciò che potevamo essere. Il Gallo è un testimone che avverte del sopraggiungere dell'inevitabile, offrendo un ultimo momento ( ma quanto può durare un momento ? ) per il catarchico cambiamento.
E' il gallo un incompiuto, un uccello che ha perso l'attitudine al volo, sospeso fra la terra che
lo trattiene a se, e il cielo che lo richiama a se. Testimone di ciò che era, di ciò che passa, e di ciò che giunge al levarsi del Sole: di una rinascita spirituale attraverso l'azione e l'esercizio dell'attenzione.
Ricordiamo Platone nel Timeo:" La Testa umana è l'immagine del mondo". Ciò a mio avviso, in quanto è nella testa, nel locus psichico, che è possibile racchiudere l'universo interno, e le varie oscillazioni dello stesso. Nei fatti la testa magica, la luce astrale, non si deve disperdere nell'infinito, ma raccogliere ( per quanto impossibile sotto il profilo logico ), l'infinito in essa.
Lo gnosticismo alessandrino, colto e complesso rispetto a quello di matrice iranica ( poetico ), si propone spesso con precise e ardite costruzioni cosmogoniche, dando l'illusione al lettore, al profano, di poter quasi con la logica, e la mera enumerazione, di poter cogliere il mistero divino (che è poi specchio del mistero dell'uomo), illudendolo di essere giunto alla
soglia del Temp(i)o . Appena però il profano è giunto quasi a sfiorare i lembi della veste
divina, viene frustrato e abbattuto, attraverso il monito che l'Ineffabile è avvolto dal Silenzio e dall'Abisso ( il Silenzio della Mente, l'Abisso che separa il conscio dall'inconscio). Quasi a suggerire nei fatti che è quindi necessario un balzo, un mostruoso perdersi della nostra dimensione umana, legata a pesi e misure ( tanto indicativi della degenerescenza spirituale, a favore del potere dell'immaginazione, non quindi una testa di Mostro, ma una Testa centro di emanazione, del fulcro della capacità di essere Altro.

Conclusioni
Ecco quindi Abraxas che appare come composizione, non mediata, non diluita, manifesta in tutta la sua potenza della Triade che compone l'Ente Superiore, a cui l'uomo gnostico è proteso. I serpenti (due, in quanto il serpente è vita e morte, in eterno divenire nel suo ipnotico movimento ) al plesso solare, ad indicare la potenza tellurica degli atavismi. La corazza, lo scudo e le armi, al plesso cardiaco, indicando la protezione e la volontà, insite nel cuore, come espressione dell'azione creativa. Il gallo nella zona volitiva emblema del
pensiero astrale. Il simbolo di Abraxas calato su di un piano razionale e dialettico, rappresenta un elemento e un momento ( quindi Ente ) di rottura. Capace di lasciare interdetto l'osservatore, che seppur non cogliendo prontamente l'essenza dello stesso, ne intuisce la non riconducibilità e riducibilità a schemi ordinari. Perchè mai dovrebbero i serpenti di Abraxas donare stabilità nell'interlocutore ? Essi sicuramente non furono fatti per dare movimento sulla terra, non appartenendo Abraxas a questo piano della manifestazione. Giova sempre ricordare come nella scuola basilidiana esso regna sull'ultimo dei 365 cieli, ed in un'espressione piramidale ,e posto al vertice ( lo zero che diviene 1 ), della manifestazione stessa. Abraxas sembra emergere, ed emerge, da una regione profonda ed oscura, dove archetipi (gallo) ed agiti (serpenti) sembrano danzare assieme, incarnandosi nel cuore dell'uomo.
Ed è sicuramente più dal cuore, che non dalla testa, o dalle viscere, che è necessario
intraprendere il cammino di conoscenza e coscienza di Abraxas.
E' nel cuore dell'uomo stesso, sotto la maschera delle apparenze, della personalità, e di quanto manifestato e mediato all'esterno, che il simbolo di Abraxas pulsa violentemente: è nel cuore dell'uomo che slegati da ogni principio fisico, ideali superiori di perfezione ed
armonia e le forze telluriche primordiali sono di due cose, una cosa sola: effetto senza causa.


tutto trattao da abraxas, rivista digitale di fuocosacropuntocom

Orion

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Re: Abraxas
« Risposta #7 il: Ven-28-Dic-2007 15:27 »
Guido: puntuale come sempre ;)

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Re: Abraxas
« Risposta #8 il: Sab-29-Dic-2007 15:29 »
Molto interessante. Postato su noreporter, in  focus, con il titolo Spazio Sacralizzato

Orion

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Re: Abraxas
« Risposta #9 il: Sab-29-Dic-2007 15:36 »
Molto interessante. Postato su noreporter, in  focus, con il titolo Spazio Sacralizzato
Bene. La cosa curiosa è che al momento non ho trovato citazioni del Guénon sull'argomento. Ma ho aperto solo "Simboli della Scienza sacra". Questa sera guardo altrove.

Offline Metapolis

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Re: Abraxas
« Risposta #10 il: Sab-29-Dic-2007 15:41 »
Aggiungiamo un'altra magia di Abraxas. Ieri me ne ha parlato Maurizio e sono andato a cercare questo brano sul forum ma non l'ho trovato. E' così, e solo così, che ho scoperto (o meglio ho saputo da Maurizio) come questa sia una sezione di vivamafarka (io, troglodita, pensavo fosse un link di orionlibri). E Maurizio mi ha parlato anche di altre sezioni tipo "Légion étrangère".
Vuoi vedere che grazie ad Abraxas aprirò qualche orizzonte in più?

Orion

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Re: Abraxas
« Risposta #11 il: Sab-29-Dic-2007 15:47 »
Aggiungiamo un'altra magia di Abraxas. Ieri me ne ha parlato Maurizio e sono andato a cercare questo brano sul forum ma non l'ho trovato. E' così, e solo così, che ho scoperto (o meglio ho saputo da Maurizio) come questa sia una sezione di vivamafarka (io, troglodita, pensavo fosse un link di orionlibri). E Maurizio mi ha parlato anche di altre sezioni tipo "Légion étrangère".
Vuoi vedere che grazie ad Abraxas aprirò qualche orizzonte in più?

Un orizzonte degli eventi è sostanzialmente una previsione della relatività generale che fenomenologicamente dovrebbe dare luogo ad un "confine" tale che tanto la materia, quanto la luce non lo possano attraversare uscendovene. Ciò che può succedere in prossimità di un orizzonte degli eventi non è facilmente prevedibile in termini della sola relatività, ma richiederebbe una complessa modellizzazione della materia, che può dare luogo a fenomeni diversi. Da un punto di vista osservativo le evidenze riguardanti fenomeni di orizzonte sono relativamente scarse ed indirette, anche se comunemente si ritiene che l'esistenza di oggetti astrofisici compatti identificabili con buchi neri si possa dare per assodata.

Un orizzonte degli eventi divide lo spaziotempo in regioni causalmente sconnesse, dal momento che esse non possono interagire tramite alcunché.

Fenomeni di orizzonte possono darsi in varie circostanze, anche in assenza di campi gravitazionali, come nel caso dello spazio-tempo piatto visto da un osservatore uniformemente accelerato (metrica di Rindler). Il caso in genere più divulgato è quello dell'orizzonte degli eventi di un buco nero, spesso del tipo di Schwarzschild.

Risulta possibile determinare il moto di un oggetto che si diriga in caduta libera verso un tale orizzonte, trovando che per un osservatore esterno l'attraversamento dell'orizzonte non avviene mai e l'eventuale radiazione emessa dal corpo in caduta appare sempre più spostata verso le basse frequenze (si ha il cosiddetto fenomeno del redshift). Si può anche determinare che l'osservatore in caduta libera non avverte alcunché di fisicamente significativo all'atto dell'attraversamento dell'orizzonte, a parte le forze di marea che peraltro possono essere molto intense ma sono avvertite anche a distanza maggiore.

Alcuni dei problemi più attuali riguardanti la fisica degli orizzonti sono l'emissione della radiazione di Hawking, l'entropia dei buchi neri e le questioni correlate, ad esempio il merging di buchi neri.

Ipoteticamente, un orizzonte degli eventi può sempre esistere in un universo, per un osservatore in un dato punto dello spazio-tempo, che rimane nella stessa posizione co-movente. Quando un universo si espande abbastanza rapidamente, ad esempio (in cosmologia) un Universo di de Sitter, è possibile che esista un orizzonte degli eventi. Un orizzonte degli eventi molto singolare, può essere ipotizzato in un condensato di Bose-Einstein, in cui la luce rallenti fino a 60 chilometri l'ora, se il condensato ruota su sé stesso con una velocità maggiore. L'orizzonte degli eventi è distinto dall'orizzonte delle particelle.


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