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Autore Topic: “Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”  (Letto 3061 volte)

TyrMask

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“Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero” di Fabio Polese e Federico Cenci (Eclettica Edizioni – 13,00 €)

Quanti connazionali conoscono la condizione cui sono costretti a vivere i circa tremila italiani attualmente detenuti all’estero, talvolta in spregio al diritto internazionale e nell’inadempienza dei consolati patri? In quanti immaginerebbero mai che il “sogno americano” possa trasformarsi in un incubo vissuto per anni dietro le sbarre, con il rischio di un epilogo mortifero? O che dietro il miraggio delle spiagge esotiche di Santo Domingo possa nascondersi un fatale imprevisto? Oppure che il fascino di Paesi come India e Thailandia possa celare aspetti oscuri?
E’ in uscita per Eclettica Edizioni, “Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”, un libro-denuncia, scritto da Fabio Polese e Federico Cenci che si avvale della prefazione di Roberta Bruzzone, Psicologa Forense e Criminologa.
Quest’opera di sensibilizzazione non passa attraverso la cronaca fredda e distaccata dei fatti, bensì da una raccolta di interviste realizzate con i familiari, con gli amici dei detenuti e con i protagonisti stessi, per consegnare al lettore il messaggio degli attori di queste tristi storie.
Nel libro vengono raccontate le storie di Carlo Parlanti, Enrico Forti, Derek Rocco Barnabei, Mariano Pasqualin, Fernando Nardini, Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni.
Sei su tremila è una percentuale minuscola, ma proprio per questo indicativa di un sottobosco che, maturando all’ombra del palcoscenico mediatico, è foriero di ingiustizie e sofferenze colpevolmente dimenticate.
Il lavoro di Fabio Polese e Federico Cenci non ha la presunzione di fungere da giudice e dichiarare l’innocenza a spada tratta degli italiani detenuti all’estero, ma semplicemente vuole dar voce a chi non ce l’ha. Un atto doveroso nei confronti di chi, privato di tutte quelle garanzie giuridiche che sono alla base del diritto penale, è rinchiuso in pochi metri quadri di cemento armato in qualche angolo del mondo.
A concludere il lavoro, c’è l’intervista a Katia Anedda, presidente della Onlus “Prigionieri del silenzio”, che si occupa della tutela dei prigionieri italiani detenuti all’estero, e a Giovanni Falcone, padre di un ragazzo arrestato in India, che oggi si occupa di storie simili a quella accaduta a suo figlio, grazie alla gestione di uno spazio internet.
Gli autori auspicano, il prima possibile, oltre che una sicura giustizia, una maggiore propensione - da parte del mondo politico, dei media di massa e, conseguentemente, dell’opinione pubblica - alla tutela degli italiani.




Pistoia Clan

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Re:“Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”
« Risposta #1 il: Febbraio 22, 2012, 10:37:18 am »

Un libro sicuramente molto interessante.

Purtroppo sono tanti nel mondo gli italiani costretti a subire l'arroganza giuridica di altri nel totale disinteresse di ambasciatori e funzionari esteri del nostro paese.
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Sheja

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Re:“Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”
« Risposta #2 il: Febbraio 22, 2012, 11:41:54 am »

complimenti per il lavoro. Spero di poter trovare il testo facilmente...
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TyrMask

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Re:“Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”
« Risposta #3 il: Marzo 13, 2012, 11:03:47 pm »

Uscito!

Per ordinare il libro: www.ecletticaedizioni.com/contatti
Per avere maggiori informazioni: www.levocidelsilenzio.com

TyrMask

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Re:“Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”
« Risposta #4 il: Marzo 24, 2012, 04:16:51 pm »

Le voci del Silenzio di Fabio Polese e Federico Cenci

Le voci del silenzio. E’ così che Fabio Polese e Federico Cenci intitolano il loro libro e chiamano le voci inascoltate di tutti quegli italiani detenuti all’estero ed abbandonati . Storie di vita e di (mala)giustizia spesso lasciate al loro corso, al naturale svolgimento dei fatti senza che poco, o niente, sia stato fatto. Un volume che non vuole porsi come giudice supremo dei casi introdotti, ma che vuole portare a riflettere su come la vita spesso cambi improvvisamente. E niente sia come prima.

Il principale pregio di questo libro e di conseguenza dei suoi autori, è quello di dare al lettore gli strumenti necessari a farsi una idea della situazione senza subire influenze particolari.

A partire dalla prefazione affidata alla criminologa Roberta Bruzzone, fino ad arrivare alle testimonianze di coloro che i casi affrontati li hanno vissuti da vicino. Rocco Bernabei, Enrico Forti, Carlo Parlanti: tutti nomi che più volte comparsi come chimere nei media e mai approfonditi realmente.Le voci del Silenzio (edito da Eclettica) sembra essersi posto questo obiettivo, tentando di trovare uno strumento mai estremo. Senza quindi voler creare sensazionalismo attraverso racconti struggenti e strappalacrime, ma nemmeno reprimendo tutto ad un semplice e crudo racconto dei fatti. E per un lettore che si avvicina al “tema” è senza dubbio l’approccio migliore, perchè ha la possibilità di “vivere” le storie di questi “dimenticati”, avendo una linea guida seria e non scontata.

Soprattutto se si pensa al clamore mediatico che ultimamente stanno raccogliendo le notizie delle autobiografie di Amanda Knox e Raffaele Sollecito: il caso di Perugia, se paragonato alle storie contenute in quest’opera di Polese e Cenci, diventa un ulteriore strumento di comprensione ed analisi al fine di capire perchè si avesse bisogno di un libro come questo, capace di dare voce in modo misurato ma al contempo stentoreo.

E non per ultimo è necessario sottolineare la competenza tecnica dei due autori: un linguaggio pulito e semplice ed una organizzazione seria del lavoro coadiuvano i racconti, appassionando e tenendo il lettore incollato alle pagine. Da leggere, assolutamente.

di Valentina Cervelli, http://www.libriebit.com/le-voci-del-silenzio-fabio-polese-federico-cenci/

stefano

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Re:“Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”
« Risposta #5 il: Marzo 24, 2012, 06:27:23 pm »

Essere detenuti all'estero spesso non è una bella cosa... :)

Se uno guarda Midnight Express, aka Fuga a mezzanotte, finisce persino per commuoversi sulla sorta del protagonista amerikano...
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TyrMask

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Re:“Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”
« Risposta #6 il: Marzo 26, 2012, 12:56:17 pm »

Le voci del silenzio, sono quelle dei tremila italiani detenuti all’estero
Da Sacco e Vanzetti ai marò prigionieri in India al caso di Amanda Knox

Nel dicembre del 2009, quando Amanda Knox fu condannata in primo grado per l’omicidio di Meredith Kercher, dagli Stati Uniti si levò una ridda di proteste, si scatenò una forte campagna mediatica e politica in favore della ragazza di Seattle. Il Corriere della Sera parlò allora di nazionalismo giudiziario - ennesima variante di un amor patrio che non sembra subire diminuzioni neppure nell’epoca della globalizzazione -, di una forma di sciovinismo che scatta, come scrisse Guido Olimpio, quando «un passaporto è più rilevante di un alibi». Contro «il tifo sbagliato dell’America», contro la crociata pro-Amanda, Beppe Severgnini fu ancora più duro: definì imbarazzanti le reazioni statunitensi, parlò espressamente di «lombrosiani al contrario» - per i quali «una ragazza così carina, e per di più americana, non può essere colpevole» -, sottolineò come gli Usa tendano a difendere i propri cittadini sempre e comunque, rievocò, come casi esemplari di questa tutela oltranzista, la tragedia del Cermis e l’uccisione di Calipari.
Come ogni forma di esasperato sentimento nazionale, anche il nazionalismo giudiziario - che pure, nel caso Knox, pare in qualche modo aver concorso al raggiungimento della verità processuale emersa in secondo grado - rappresenta senza dubbio un anacronismo, un pregiudizio pericoloso (al pari di tutte le prese di posizione preconcette), un fenomeno politico-mediatico deprecabile.
Altrettanto - se non ancora di più - deplorevoli sono però il disinteresse e il silenzio. Un silenzio cupo e profondo, come quello che avvolge i circa tremila italiani detenuti all’estero. Oltre ai marò imprigionati in India - la cui liberazione pare purtroppo ancora remota -, ci sono infatti migliaia di nostri connazionali (il 70% dei quali tuttora in attesa di processo) relegati nei penitenziari di altri Stati. Di questa drammatica realtà, presso che sconosciuta o dimenticata, si occupa ora “Le voci del silenzio. Storie di italiani detenuti all’estero” (Eclettica edizioni 2012, euro 13), meritorio volumetto scritto dal free lance perugino Fabio Polese insieme al romano Federico Cenci.
Impreziosito dalla prefazione di Roberta Bruzzone - criminologa di fama, ormai volto noto della tv - il libro ha innanzitutto un alto valore morale: gli autori affrontano con consapevolezza un tema impopolare, s’impegnano in una non facile battaglia culturale per far emergere una realtà sommersa. “Le voci del silenzio” condensa alcune storie dai risvolti complessi; storie di vacanze trasformatesi in un inferno; storie di italiani dimenticati, costretti ad affrontare processi all’estero senza interprete; storie in cui è possibile scorgere i germi purulenti del razzismo. Attraverso interviste ai diretti interessati o ai parenti degli imputati, Polese e Cenci s’immergono in vicende giudiziarie articolate. Come quella di Enrico “Chico” Forti - «un clamoroso errore giudiziario», secondo Roberta Bruzzone - condannato all’ergastolo nella «sensazione», così si è espresso il giudice, che abbia istigato un delitto; come quella di Carlo Parlanti, rientrato in Italia solo poche settimane fa, dopo aver scontato l’85% della pena per un presunto stupro; come quella di Fernando Nardini, prima condannato per concorso in omicidio e poi assolto per non aver commesso il fatto, eppure costretto - come nel film “L’angolo rosso. Colpevole fino a prova contraria” (1997) - a firmare una confessione in thailandese e a tutt’oggi impossibilitato a tornare in Italia.
Al di là del merito, dell’innocenza o della colpevolezza degli imputati, queste ed altre storie hanno almeno un elemento in comune: sono tutte permeate dall’indifferenza delle nostre istituzioni - fatta eccezione per due casi che hanno visto l’intervento di altrettanti parlamentari, uno dei Ds (ora Pd) e uno del Pdl -, nonostante gli evidenti pregiudizi anti-italiani che le caratterizzano (nel processo a Parlanti, ad esempio, si è più volte fatto riferimento ai “Soprano”, la serie tv statunitense che ci dipinge come mafiosi e violenti con le donne).
Un passaporto non può, in nessun caso, essere più importante di un alibi. Allo stesso modo, però, uno Stato sovrano non può permettere che si replichi l’ingiustizia perpetrata contro Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, contro i due anarchici italiani prima condannati a morte da una giuria statunitense, negli anni Venti, e poi riabilitati a ben cinquant’anni di distanza. Tra l’indegno nazionalismo giudiziario e il silenzio più cupo - opportunamente denunciato dall’opera di sensibilizzazione di Polese e Cenci - deve pur esserci una via mediana.

di Leonardo Varasano,
http://www.giornaledellumbria.it/blog/le-voci-del-silenzio-sono-quelle-dei-tremila-italiani-detenuti-all%E2%80%99estero

TyrMask

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Re:“Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”
« Risposta #7 il: Aprile 04, 2012, 02:56:28 pm »

Voci silenti e prigionieri all’estero

Cosa hanno in comune i Marò in India e Amanda Knox di Perugia? Apparentemente nulla, se non la reclusione all’estero e l’insurrezione di rispettivi mass media e diplomazie patrie. A parti inverse, ognuno seguendo propria bandiera, come i tedofori alle olimpiadi. Ma non è un gioco. Giulio Terzi, Ministro degli Esteri, sta ancora mediando (difetto di giurisdizione) col governo di New Delhi il rilascio dei militari del Reggimento San Marco, accusati dell’omicidio dei pescatori Binki e Jalestein. Hillary Clinton (Segretario di Stato Usa) sposò la campagna innocentista per la studentessa statunitense, assolta nell’appello del delitto Kercher, dopo una condanna a 26 anni.

Ma, oltre la notizia, quanti sono i detenuti italiani all’estero, che affollano le carceri oltre frontiera? Con quali storie? Sono tutti patrioti assassini, ergastolani? Oppure c’è qualche connazionale, vittima di evidente malagiustizia? Tra processi non sempre equi e veri e propri incubi giudiziari, oltre la Farnesina monitorano il panorama mondiale l’associazione ‘Liberi per Angelo e i 3000 dimenticati’ e l’Onlus ‘Prigionieri del Silenzio’. Dati alla mano, sparsi nel mondo ci sono 3.000 italiani in stato d’arresto. Non sempre assistiti dalle strutture consolari, che invece dovrebbero perorare l’estradizione nei nostri penitenziari dei condannati in via definitiva (Convenzione Consiglio d’Europa, firmata a Strasburgo nel 1983). Non sempre colpevoli di reati, oltre ogni ragionevole dubbio.

A svelarne le storie più eclatanti, ci pensa ‘Le Voci del Silenzio’ (Eclettica Edizioni), un libro d’inchiesta scritto a quattro mani da Fabio Polese e Federico Cenci, giovani giornalisti accompagnati dalla prefazione di Roberta Bruzzone, Presidente dell’Accademia Internazionale delle Scienze Forensi. “Di questi 3.000 – scrive la criminologa, riferendosi ai casi disseminati un po’ ovunque – circa 2.250 sono detenuti nelle prigioni europee. La restante parte degli italiani detenuti all’estero si trova in Africa, Asia, in Sud America e negli Stati Uniti. Non è certo semplice affrontare un processo all’estero, magari mentre ci si trova in un paese di cui non si comprende neppure la lingua né, tantomeno, il tenore delle accuse che vengono rivolte. In cui non sono riconosciuti neppure i diritti fondamentali dell’uomo. In cui la parola Giustizia sembra quanto mai svuotata di ogni significato”.

E così ci si imbatte in un sottobosco taciuto, in racconti senza lieto fine. Relazioni spericolate che se non fossero vere, sembrerebbero più la trama di un romanzo mozzafiato che la sommatoria di storie di ordinaria ingiustizia dimenticata. Da Carlo Parlanti a Enrico ‘Chico’ Forti, da Derek Rocco Barnabei a Mariano Pasqualin e Fernando Nardini. Fino ai casi di Elisabetta Boncompagni e Tomaso Bruno. Nomi che all’opinione pubblica non dicono nulla, o quasi. Ma che invece racchiudono condizioni di vita lesive, pena di morte made in Usa, espiazione del crimine in tortura, facoltatività del patrocinio gratuito in processi per ricchi e poveri, viaggi di vacanza finiti all’inferno con biglietto aereo di sola andata, famiglie abbandonate e ridotte sul lastrico da ingenti spese legali. Un tormento disumano, insopportabile.

“C’è chi finisce in carcere per le proprie responsabilità e chi, purtroppo, perché vittima di un’ingiustizia – scrivono Polese e Cenci – Alcuni casi finiscono bene, altri, se non addirittura con la morte, finiscono col rovinare per sempre la vita degli involontari protagonisti. In questo terribile scenario qualche domanda sorge spontanea. Cosa fa lo Stato Italiano? Che cosa fanno i nostri media? E i nostri politici?” Certo, nessuno può arrogarsi il diritto di sostituirsi a un giudice, né gli organi inquirenti, tantomeno sostenere – per puro sciovinismo – cause indifendibili, oltre ogni ragionevole dubbio, soprattutto se sostenute da un regolare processo e conseguente (regolare nel diritto) sconto di pena.

Però è anomalo constatare che tra l’indifferenza generale delle 3.000 voci del silenzio, riescano ad alternarsi solo appelli ad intermittenza. Per sostenere i soliti figli. Tralasciando i soliti figliastri. Oltre ogni ragionevole dubbio.

di Maurizio Martucci,
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/04/voci-silenti-prigionieri-allestero/202265/

TyrMask

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Re:“Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”
« Risposta #8 il: Aprile 16, 2012, 09:54:13 am »

“Le voci del silenzio”: gli italiani detenuti all’estero che cercano un posto nella coscienza nazionale

E’ difficile concepire l’indolenza d’un funzionario che rifiuti risposte a chi è divorato dai dubbi più grandi sulla sorte d’una persona cara, quasi fagocitata da un paese lontanissimo per geografia, lingua, cultura e sistema giuridico. Nell’eventualità d’un arresto in un paese straniero, il sostegno della rappresentanza del proprio paese è vitale per ottenere chiarezza e mantenere informata la famiglia, nonchè, in alcuni casi, per assicurare il rispetto dei diritti basilari sanciti dai trattati internazionali.

I cittadini italiani detenuti all’estero sono, al momento, circa 3000. “Le voci del silenzio” (Eclettica Edizioni), pregevole libro-inchiesta di recente uscita, scritto a quattro mani da Fabio Polese e Federico Cenci, raccoglie fra queste sei storie in qualche modo esemplari, attraverso la testimonianza dei reclusi o dei loro affetti.

Ad ottantacinque anni dall’esecuzione di Sacco e Vanzetti, alcuni casi di connazionali detenuti all’estero sono tristemente noti, altri incredibilmente poco conosciuti: Derek Rocco Barnabei è l’italo-americano, prima d’allora incensurato, accusato dell’omicidio della fidanzata e ucciso per iniezione letale nel settembre del 2000, lasciando inascoltati gli appelli in extremis del Parlamento Europeo e di Giovanni Paolo II. Sempre negli Stati Uniti, Carlo Parlanti ed Enrico Forti sono stati condannati, rispettivamente, per stupro ed omicidio in processi che appaiono costellati di prove incerte, vizi procedurali, pregiudizi e scarsissima copertura mediatica e diplomatica.

Quella di Mariano Pasqualin, italiano residente nella Repubblica Domenicana e qui arrestato per narcotraffico, è recente, crudele vicenda di cronaca: Pasqualin è morto in circostanze non chiare poco tempo dopo l’arresto. La notizia della morte, come quella dell’arresto, sono state fra le poche comunicazioni dell’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo alla sorella in Italia. Nonostante le resistenze di quest’ultima, il corpo dell’uomo è stato cremato senza che fosse stato possibile un chiarimento sulla vicenda, un’autopsia imparziale, né la restituzione delle spoglie e degli effetti personali alla famiglia: le autorità dominicane hanno così deciso arbitrariamente, con il beneplacito della rappresentanza italiana.

Quando il decorso della legge culmina con la morte d’un uomo suscita inevitabilmente interrogativi atavici sulla legittimità della pena capitale, lo stato di diritto e l’essenza stessa della giustizia. Le vicende oggetto d’analisi nel libro di Polese e Cenci, però – e da questo paradigma, potenzialmente, quelle di altri italiani detenuti all’estero – sembrano anche inficiate in partenza dall’inerzia delle istituzioni, dalla pigrizia di funzionari in consolati che parrebbero poco avvezzi alle disposizioni del trattato di Vienna circa le relazioni e funzioni consolari, dall’involuzione dell’immagine del Bel Paese di cui si fanno ambasciatori i mafiosi dei Soprano e i rozzi protagonisti di Jersey Shore.

Chiunque abbia avuto necessità di rivolgersi alla burocrazia conosce la fumosità e l’inafferrabilità di tanti Akakij Akakievic di memoria gogoliana, e probabilmente ha avuto modo di stimarne quella collaudata strategia per cui chi ha poco da dire lo dice con molte parole, e nella forma più ermetica. Eppure verrebbe da pensare che la vita, la morte, la libertà e altri concetti importanti dell’esistenza umana meritino risposte chiare e certe.

Processi kafkiani, angoscianti e surreali sono un incubo che può prendere le forme d’una lingua poco o affatto conosciuta. Gli esiti sono incerti e, in molti casi, attutiti dal silenzio e dalla distanza del sistema diplomatico. I protagonisti de “Le voci del silenzio” chiedono invece, per loro e per altri, di non essere abbandonati dai media e dalle istituzioni. Chiedono di poter continuare a sentirsi italiani in terra straniera e di non essere dimenticati, di trovare un posto nella coscienza nazionale: una preghiera che la pietà umana impone di ascoltare.

di Francesca Varasano,
http://www.istitutodipolitica.it/wordpress/2012/04/16/le-voci-del-silenzio-gli-italiani-detenuti-allestero-che-cercano-un-posto-nella-coscienza-nazionale/

nationalpopart!

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    • Zenit Filtra la Verità
Re:“Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”
« Risposta #9 il: Aprile 18, 2012, 01:38:48 am »

Complimenti a Fabio e Federico.
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nazionalsurfismo way of life!


Citazione
NatPop è uno della frangia dobosciato depravata del fascismo deteriore...

...il cencioso...

TyrMask

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Re:“Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”
« Risposta #10 il: Aprile 19, 2012, 06:43:52 pm »

CI SONO DETENUTI MENO UGUALI DEGLI ALTRI

Tremila cittadini italiani sono attualmente ospiti di un penitenziario estero. Più di mille sono detenuti in Germania, quasi cinquecento in Spagna, il resto è disseminato in tutti i continenti.
Un esercito di cui nessuno parla. Solo quando le vicende giudiziarie riguardano efferati omicidi e gravi delitti le storie di queste persone vengono ritenute degne di menzione dal mondo dell’informazione. La negligenza e la noncuranza coinvolge spesso anche gli uffici che si dovrebbero occupare della loro sorte. Parliamo del ministero per gli Affari esteri e dei nostri Consolati. Istituzioni colpevoli di omettere una serie di attività connesse al proprio mandato.
Una situazione in contrasto con trattati internazionali ratificati dal nostro Paese e quindi perfettamente vigenti. Un mix di fattori in grado di indebolire ulteriormente la posizione di un cittadino arrestato a migliaia di chilometri di distanza dalla sua casa. Fabio Polese e Federico Cenci ci guidano in un viaggio attraverso le storie di questi italiani. Nel loro “Le voci del silenzio” (Eclettica Edizioni, pagg. 93, euro 13) si raccontano alcuni dei casi più famosi. Eventi spesso narrati dai protagonisti in prima persona o dai familiari più stretti. Un’opera di verità in grado di squarciare l’assordante silenzio che da sempre circonda storie drammatiche.
Nella sua prefazione la criminologa Roberta Bruzzone racconta la banalità con cui spesso si viene coinvolti in procedimenti penali all’estero. Basta una leggerezza o un equivoco durante le vacanze estive per essere arrestati ed interrogati in barba a tutte le garanzie previste per una persona in stato di fermo. Dei “viaggi all’infermo di sola andata” in grado di cambiare per sempre l’esistenza di una persona. Alle minacce ed ai soprusi operati dalle forze di polizia straniere si aggiungono poi interrogatori dei magistrati dell’accusa svolti senza l’ausilio di un traduttore. Un particolare che da noi renderebbe nulli gli atti processuali, altrove invece si considera questo modo di lavorare pienamente legittimo o lo si tollera senza farsi troppe domande. Anche dove i codici di procedura penale prevedono precisi diritti per gli indagati è difficile farli rispettare.
L’assistenza legale per un italiano all’estero presenta dei livelli di spesa che non tutti si possono permettere. Una disparità che finisce per riverberarsi sui dispositivi delle sentenze. Atti conclusivi di un processo in cui l’essere italiani finisce per essere un indice di sicura colpevolezza. Nelle pagine del saggio di Polese e Cenci ci si imbatte più volte in questa considerazione aberrante. Soprattutto nei crimini di violenza sessuale l’intestazione del passaporto ha una forte importanza anche quando i nostri connazionali sono spesso figli di emigrati o residenti da decenni lontano dallo Stivale. L’avere legami con l’Italia è stato fatale per Derek Rocco Bernabei. Dopo una serie di leggerezze e diverse omissioni durante le indagini un tribunale della Virginia non ha avuto esitazioni nel condannare a morte l’imputato. Una storia che arrivò persino all’interno dell’aula del Parlamento europeo di Strasburgo grazie all’impegno del deputato senese Fabrizio Vigni. Di modo che tutti potessero sapere come questa storia venne etichettata da uno dei più famosi avvocati penalisti statunitensi, Alan Dershowitz.
Il processo a carico di Bernabei fu definito “uno dei più grandi aborti giudiziari mai visti”. Vigni non si limitò a questo ma volò più volte negli Stati Uniti per varcare la soglia del braccio della morte e portare il proprio sostegno ad una persona vittima di un sistema giudiziario non degno di un paese civile. Il libro racconta anche le vicende di altri detenuti. Italiani dimenticati dalla macchina burocratica dello Stato. Persone che chiedono solo di dimostrare la propria innocenza. Il volume si inserisce a pieno titolo in questa lotta per la verità. Un’attività nobile e da portare avanti ad ogni costo.

di Matteo Mascia, Rinascita del 17 aprile 2012
http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=14381

TyrMask

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Re:“Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”
« Risposta #11 il: Aprile 19, 2012, 06:44:46 pm »

INTERVISTA A FABIO POLESE E FEDERICO CENCI, AUTORI DE “LE VOCI DEL SILENZIO”

Qualche tempo fa abbiamo recensito un libro molto particolare: Le voci del Silenzio di Fabio Polese e Federico Cenci. Un libro inchiesta sugli italiani detenuti all’estero, sempre dimenticati e quasi mai trattati dalla stampa tradizionale anche se in odore di palese innocenza. Un percorso che evidenza la giustizia ingiusta alla quale i nostri connazionali sono spesso sottoposti quando residenti o di passaggio al di fuori del confini nazionali. Oggi vi proponiamo un’intervista ai due autori. Federico Cenci e Fabio Polese hanno risposto esaustivamente alle domande che Libri e Bit ha pensato di porre loro in merito al libro ed a ciò che li ha spinti ad affrontare questo particolare argomento:

L&B: Come nasce il libro “Le voci del Silenzio”?

FP-FC:L’idea è nata dopo essere venuti a conoscenza dell’esistenza di molteplici casi di detenuti italiani all’estero troppo spesso dimenticati dalle istituzioni italiane. Consapevoli che molti connazionali non conoscono le condizioni in cui sono costretti a vivere i circa 3000 italiani attualmente imprigionati oltreconfine, abbiamo deciso di dare un megafono a chi fino ad ora non ha avuto modo di far conoscere la propria – triste – storia.

Nel saggio vengono trattati sei casi che, se pur rappresentando una percentuale minuscola, sono indicativi di un sottobosco foriero di ingiustizie e sofferenze colpevolmente dimenticate. È importante sottolineare che le vicende che vengono raccontate nel libro potrebbero accadere a ciascuno di noi ogni qualvolta ci si trovi, per vacanza o per lavoro, in qualche Paese straniero.  E’ anche per questo che abbiamo realizzato questo libro inchiesta, per diffondere consapevolezza circa i rischi con i quali ci si potrebbe imbattere all’estero. Crediamo che il supporto delle istituzioni italiane, dei media e, di conseguenza, dell’opinione pubblica sia fondamentale in tal senso.

L&B: Come nasce la scelta di affrontarlo con lo schema da voi utilizzato?

FP-FC: Abbiamo voluto offrire al lettore la parola diretta degli interessati, di chi ha vissuto, o ancora vive, rinchiuso tra le tristi mura di una prigione all’estero. Crediamo che questo sia stato il modo migliore per poter raccontare, senza censure, realtà che troppo spesso colpiscono i nostri connazionali e che il più delle volte, purtroppo, rimangono avvolte in un assordante silenzio.

L&B: Come è stato emotivamente approcciarsi al caso di innocenti / presunti innocenti? Cosa / quale caso vi ha colpito di più?

FP-FC: La scelta di trattare un argomento così importante e delicato era già indicativa del fatto che non sarebbe stato semplice affrontarlo. Questo però è stato solo un input che ci ha spinto a dare il massimo impegno e la massima serietà nel mettere su carta quello che per molti è vera storia quotidiana.

I casi che ci hanno colpito di più sono stati quelli di Carlo Parlanti e Mariano Pasqualin. Parlanti per fortuna è rientrato in Italia il 15 febbraio 2012 dopo aver scontato l’85% della pena scaturita nonostante l’assenza di prove e la mistificazione di molti referti medici. Mariano Pasqualin è deceduto in un carcere di Santo Domingo l’estate scorsa, nel quale era recluso da circa un mese e mezzo con l’accusa di spaccio di stupefacenti. Una morte investita da un cono d’ombra sul quale le Autorità italiane presenti nel Paese caraibico sembra che non abbiano voluto far luce.

L&B: Nuovi progetti?

FP-FC: Questo è stato solo il primo passo, cui è subito seguita la creazione del sito web www.levocidelsilenzio.com  con una pagina dedicata alle “segnalazioni”, che ha lo scopo di raccogliere tutte le informazioni, le storie e le notizie di situazioni come quelle raccontate nel libro, per dar modo di far conoscere quanti più casi possibili. Ebbene, l’eco del libro sembra si stia divulgando: abbiamo ricevuto già diverse segnalazioni, di alcune ci stiamo occupando e sul sito è possibile seguire gli aggiornamenti.

di Valentina Cervelli,
http://www.libriebit.com/intervista-fabio-polese-federico-cenci-autori-voci-del-silenzio/

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Re:“Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”
« Risposta #12 il: Maggio 12, 2012, 10:47:35 am »

IL LIBRO-INCHIESTA/L’INTERVISTA
“Le voci del silenzio”. Gli italiani detenuti e dimenticati. All’estero
Intervista a Fabio Polese e Federico Cenci autori di un significativo libro su un tema scomodo

E’ recentemente uscito in libreria “Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”, scritto per Eclettica Edizioni dai giovani free-lance Fabio Polese e Federico Cenci, perugino il primo e romano il secondo. Il Sito di Perugia li ha incontrati per porgli qualche domanda su questo argomento, estremamente attuale e poco approfondito dagli organi d’informazione.
 
Come avete avuto l’idea di scrivere questo libro-inchiesta sui detenuti italiani all’estero?
 
L’interesse è nato dopo esserci accorti che ad alcune disavventure giudiziarie, in cui erano incappati nostri connazionali all’estero, non veniva dedicato dai maggiori quotidiani più di un misero trafiletto. Ci sembrava piuttosto ingeneroso verso di loro e verso i fruitori dell’informazione, soprattutto a fronte della sovraesposizione mediatica di cui invece godono abitualmente vicende a nostro avviso di minore interesse sociale.
E’ così che abbiamo provato a colmare noi questo vuoto, iniziandoci ad occupare del tema, in origine senza lo scopo di ricavarne un libro ma esclusivamente per “passione giornalistica”. In un secondo momento, una volta effettuato un certo numero di inchieste, ci è sembrato opportuno raccoglierle in un libro, anche per consentirgli una maggiore eco attraverso la diffusione editoriale.
 
Avete avuto difficoltà nel reperire informazioni per la stesura del libro?
 
Diciamo subito che è un argomento abbastanza scomodo, qualche difficoltà l’abbiamo trovata. Alcuni familiari che prima erano pronti a raccontarci la loro storia sono spariti nel nulla. Altri li stiamo ancora aspettando. Con altri, invece, siamo in stretto contatto per seguire le novità dei loro casi. Nei media di massa - come dicevamo prima - questo genere di argomento non ha molta esposizione, dunque abbiamo trovato poco e nulla. In compenso, abbiamo reperito molto materiale grazie a gruppi virtuali e siti che sono stati creati a sostegno dei detenuti. E grazie al presidente della Onlus Prigionieri del Silenzio, Katia Anedda, che ci ha fornito molte cose che ci occorrevano per indagare i casi, oltre a diversi contatti.
 
Quali sono le maggiori difficoltà per gli italiani imprigionati oltreconfine?
 
Uno dei principali problemi è sicuramente legato alla gravosa spesa economica che i familiari dei detenuti sono costretti ad affrontare. C’è il mantenimento del detenuto, le spese legali sono elevate. Poi, ovviamente, c’è un problema di comunicazione. Non solo linguistica (alcuni Stati non forniscono un interprete in sede processuale), ma anche dovuta al fatto che, molto spesso, la cultura del Paese straniero è completamente diversa dalla nostra. Secondo le testimonianze che abbiamo raccolto, inoltre, mancherebbe un concreto appoggio da parte delle Istituzioni sia nei luoghi di detenzione sia in Italia.
 
Ci sono associazioni che cercano di dare risposte concrete a questi problemi?
 
Esiste la Onlus “Prigionieri del Silenzio”, cui abbiamo accennato prima. E’ stata costituita nel febbraio 2008 e si occupa concretamente della tutela dei diritti umani degli italiani detenuti all’estero. Sino ad oggi si è occupata di un centinaio di casi, facendo proposte agli enti governativi e dando suggerimenti per un corretto supporto alle famiglie. Purtroppo – come ci hanno spiegato nell’intervista che trovate nel libro – anche loro debbono scontrarsi con difficoltà talvolta davvero preclusive.
 
Il caso che vi ha più colpito?
 
Ogni storia tra quelle da noi trattate possiede aspetti toccanti. Non può non lasciare oltremisura sgomenti, tuttavia, la storia di Mariano Pasqualin. Un ragazzo di Vicenza arrestato per traffico di stupefacenti a Santo Domingo, in una cui galera ha trovato poi la morte in circostanze alquanto sospette. Sua sorella Ornella ci ha trasmesso una grande forza d’animo, ma anche il dolore lacerante che ha colpito tutta la loro famiglia.
 
A Perugia, dove si può trovare il libro?
 
Il libro si può trovare alla libreria Feltrinelli. In ogni caso, è possibile richiederlo direttamente alla casa editrice alla mail: info@ecletticaedizioni.com. Inoltre potete contattarci direttamente sul nostro sito web www.levocidelsilenzio.com, dove è possibile anche segnalare la vostra storia come italiani detenuti all’estero o quelle di cui siete a conoscenza.
 
Grazie e complimenti per il lavoro. (Leonardo Varasano)
http://www.ilsitodiperugia.it/content/370-%E2%80%9Cle-voci-del-silenzio%E2%80%9D-gli-italiani-detenuti-e-dimenticati-all%E2%80%99estero

TyrMask

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Re:“Le voci del silenzio – Storie di italiani detenuti all’estero”
« Risposta #14 il: Giugno 03, 2012, 12:27:54 pm »