Vivamafarka
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Autore Topic: Nazionalismo ed Anarchia tra Corazzata Yamato e Capitan Harlock  (Letto 544 volte)
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OLTRANZISMO NICHILISTA


« il: Gio-22-Nov-2007 21:52 »




Di Davide Siccardi


Commentando "La Corazzata Yamato" ho scritto di epica, bellica e cameratismo. Vale la pena approfondire la componente cameratistica della serie.  Le vicende prendono il là dalla ferrea volontà dell'equipaggio della corazzata di difendere la Terra, proprio pianeta e propria patria, dall'invasione degli abitanti di Gamilas. L'equipaggio della Yamato è un equipaggio militare, ed i rapporti umani della truppa sono profondamente condizionati da questa caratteristica. Sicuramente influenzato dalle sue origini e dall'ambiente familiare (il padre di Matsumoto era un pilota di Zero ed è evidente come la passione per gli aerei - direi, in particolare, per l'aeronautica - si sia trasmessa al figlio), l'autore ha dato vita ad un gruppo di personaggi tra loro uniti da legami di tipo militare e nazionalista.
Nel primo numero, sono cameratismo ed orgoglio militare a spingere Mamoru Kodai ad un'azione suicida (azione che, forse, lo porterà a divenire uno dei tanti Harlock della complessa cosmogonia matsumotiana).

"Ammiraglio Okita! Io non voglio fuggire. Combatterò, combatterò fino alla fine. E anche se non si è in grado di vincere, morire portandosi appresso almeno una nave di Gamilas...
Questo è quello che io penso debba fare un uomo
".
Nessuna mezza misura, nessun mezzo termine: totale devozione alla causa ed idealismo che non ascolta ragioni. Sebbene l'ammiraglio Okita opti per una scelta tattica diversa (sacrificandosi in altro momento ed in altra maniera), si può dire che lo spirito che pervade protagonisti e vicende della serie sia precisamente questo. Quanto meno per ciò che riguarda l'avvio delle vicende. Successivamente, a partire dal secondo volume, gli uomini (i terrestri) non si dimostreranno degni dei sacrifici dei soldati della Yamato; idealizzazione e realtà si dimostreranno profondamente diverse, e gli uomini faranno presto a deludere le aspettative dei loro salvatori. A conflitto finito i terrestri dimenticheranno i loro eroi ed i loro sacrifici, "scavalcandoli", dividendoli e smettendo di ascoltarli.

"...La lunga traversata fino a Iscandar non è altro che una pagina ingiallita della storia. Gente che si ricorda della Yamato, oltre a noi, non credo ve ne sia più"
Con queste malinconiche parole, il dottor Sado saluta il dimenticato monumento funebre dell'ammiraglio Okita, il giorno del secondo anniversario della sua morte. Una nuova minaccia si avvicina dallo spazio, ma il governo terrestre non è intenzionato ad affrontare la crisi né a dare retta ai consigli del vecchio equipaggio della Yamato. Addirittura, viene decisa la demolizione della gloriosa corazzata.
"A cosa è servito il pericoloso viaggio che abbiamo intrapreso con l'ammiraglio Okita...
Ormai tutti hanno dimenticato la Yamato...
Dai loro discorsi pare quasi che il viaggio fino a Iscandar e quella guerra non ci siano mai stati!! Hanno costruito Andromeda e le altre navi spaziali da guerra confidando nella pace. Non si preoccupano del futuro, ma unicamente di banchettare dal mattino alla sera!!
E noi siamo andati fino ad Iscandar per questo?
!"
I pensieri sono di Susumu Kodai, il fratello minore di Mamoru. Ripercorsi i passi del fratello, dopo le vicende di Iscandar, Kodai è divenuto ammiraglio - insoddisfatto - della flotta stellare. Dalle sue parole si notano i caratteri morali che guidano i personaggi della serie: non è dato (realmente) sapere se Matsumoto vi si riconosca appieno, così come è difficile capire se il fumetto vuole essere metafora del conflitto in tutte le sue forme o se vi sono precisi e concreti riferimenti storici. In effetti, il tono sognante e poetico della narrazione fa si che ad ognuno sia concessa libertà di interpretazione. Ad ogni modo, piuttosto chiaramente i sentimenti di Kodai sono di insofferenza nei confronti della mollezza e dell'incapacità dei terrestri, di rifiuto del senso di irresponsabilità che riconosce nella maggior parte delle persone che lo circondano, di desiderio di azione e di ricerca di gloria.
Kodai, ed il resto dell'equipaggio della Yamato, non sono in grado di vivere in un mondo in pace, e la diffusa ignoranza dell'approssimarsi del nuovo pericolo è solo l'ultima goccia che fa traboccare il vaso. Forse inseguendo quello spirito di cameratismo e di fratellanza che si vive solo nel momento del conflitto totale [1], uniti da amicizia e da ideali comuni, forse mossi da una connaturata irrequietezza, che in tempo di pace li spingerebbe a viaggiare, ad esplorare l'ignoto, l'equipaggio della Yamato si ricongiunge. Lo spirito dei personaggi muta: dal nazionalismo di stampo militare si passa ad una forma mediata, ad un tipo di nazionalismo più "ideale". Per certi versi, un idealismo di tipo più alto (nessuno, tra l'altro, è costretto a divenire parte dell'equipaggio della ricostituita Yamato), che ha i suoi referenti non nella popolazione reale, ma nello spettro di Okita e nelle inanimate, ma pregne di umanità e di vicende umane, lamiere della requisita corazzata Yamato.
Ad ogni modo, va però notato come alla base delle motivazioni dei personaggi persista ancora un ideale terrestre. Ideale cui dare risposta, presente da ricostruire con sacrifici e caparbia devozione. Tanto più che, sulla Terra, qualcuno (sebbene pochi) ancora conserva il ricordo dei giorni della guerra contro Gamilas. Il governatore del Governo Federale Terrestre, unico del suo gabinetto, simpatizza ed aiuta per quanto possibile l'equipaggio della Yamato; Yuki (l'addetta alla lettura ed all'interpretazione dei dati del sofisticato radar della nave stellare) da tutti creduta rimasta sulla Terra, decide di riprendere il proprio posto sulla corazzata; i Black Tiger, gli aviatori dei caccia di supporto della nave, tornano quasi al completo al loro posto, nel ventre della Yamato. Episodi che sono ancora segnali di speranza, semi di orgoglio terrestre: gli eroi si affidano l'uno all'altro, consci del fatto di essere partiti per un viaggio senza ritorno, ma decisi a dare alla loro vita un senso che non possono trovare sulla decaduta Terra.
L'orgoglio ed il residuo "seme" della civiltà terrestre, navigano a "braccio", nell'isolamento ed attraverso le insidie dello spazio. Questo è quanto è la Yamato (corazzata e serie): il simbolo di una speranza, una luce che cerca di sopravvivere nel buio dello spazio. Se il "lavoro nobilita l'uomo", la Yamato, la sua missione ed il suo equipaggio nobilitano l'intera razza umana.
Sensibilmente diversi i toni e le finalità di "Uchu Kaizoku Captain Harlock".


"Io vago per i confini dello spazio...
La gente mi chiama Capitan Harlock...
Il Black Jack è issato sulla mia nave, e con questa bandiera che sventola tra le stelle io vivo in libertà. L'universo è la mia casa...
La voce sommessa di questo mare infinito mi invoca, e mi invita a vivere senza catene...
La mia bandiera è un simbolo di libertà
".
 
Parole come queste lasciano poco spazio alla speculazione: Harlock non ha la minima fiducia, né prova il minimo senso del dovere nei confronti dei governi terrestri. Le uniche persone ritenute degne di considerazione, sono quelle ospitate sull'Arcadia, la sua nave pirata. Sulla nave vige una sorta di sconclusionata anarchia: i marinai dormono, spesso ubriachi, lungo i corridoi della nave; il vicecapitano Yattaran si rifiuta spesso di prendere posizione in plancia, preferendo giocare con modellini di navi ed aerei nella sua stanza; il dottore Zero addestra il gatto a rubare sakè dalla mensa. Rispetto all'ordinata Yamato, un notevole cambiamento di "stile". L'Arcadia appare disordinata, disorganizzata, abbandonata a sé.
E' solo apparenza, dato che è nelle situazioni di crisi che l'equipaggio dimostra l'abnegazione ed il coraggio pretesi dal capitano Harlock. Daiba, l'ultimo arrivato sull'Arcadia, a domanda:
"Cosa potrei fare a bordo di questa nave?" ottiene in risposta dal Capitano,
"Puoi anche non fare nulla. Gira un po' e divertiti... Comincia a familiarizzare e vedrai che ci capiremo di più
".
Disarmato da tanta accondiscendenza, e stupito da tanto caos, Daiba dovrà ricredersi sulla qualità dell'equipaggio e sulla tempra del suo capitano. Sarà lo stesso Harlock a spiegargli:
"... Pur trattandosi di una nave di pirati... pur essendo esposta a molte battaglie, l'Arcadia rimane sempre la nostra casa. Quando si è in casa propria, capita a chiunque di sbadigliare o fare un pisolino, oppure gridare...
La regola ferrea di questa nave dice che nel solo momento del bisogno si deve applicare la disciplina...
Lo spazio è immenso e la sua traversata lunga.
Capisci perché ritengo che questo modo di fare sia quello giusto
?"
L'Arcadia, innanzi tutto, è dunque una casa. Contrariamente alla Yamato, nave militare, il cui equipaggio è composto da soldati con precisi compiti da svolgere (anche nel momento della dolorosa rottura con il governo terrestre, la Yamato rimane una nave da guerra con equipaggio militare: solo, non più equipaggio subordinato ai gerarchi dell'esercito terrestre), l'Arcadia è più simile ad una fortezza, ad un rifugio. Tra la truppa dell'Arcadia vigono regole e rapporti di tipo familiare e non militare. Non, dunque, un "seme" da diffondere, ma piuttosto una speranza ed un ideale da preservare dagli attacchi esterni. Questo, quanto meno, all'inizio delle avventurose vicende. Agli occhi di Harlock, l'umanità è già condannata e non c'è nulla che possa salvarla; anzi, arriverà a pensare:
"Forse sarebbe meglio che gli uomini spariscano subito invece di attendere che la Terra si riduca come Venere"
(una Venere immaginata distrutta dalla decadenza sociale e tecnologica dei suoi abitanti, ndr).
Come detto, non bisogna pensare ad Harlock come ad un capitano accondiscendete o facilmente malleabile: Harlock sa essere dispotico, autoritario, e pretende totale fiducia e devozione da parte del suo equipaggio. Viene detto a Daiba:
"Capitan Harlock ti ha detto che saresti potuto scendere a tuo piacimento, qualora le tue idee fossero risultate differenti dalle sue. Però ha evitato di dirti un particolare importante. Tu puoi scendere solo se lui riconosce di sbagliare...
Finché lui non riconosce il suo errore... tu non puoi abbandonare la nave.
I fuggiaschi sono condannati a morte.
Qui sulla nave pirata Arcadia vige una disciplina di ferro!! Si tratta di una nave dove salgono solo coloro che sono risoluti a combattere, e non temono la morte
...".
Studiare la personalità di Harlock aiuta a comprendere le finalità e lo spirito dell'intera serie. Figura autoritaria e paternalistica, duro ma giusto (o, quanto meno, questo e' quanto ritengono lui ed il suo equipaggio), il Capitano è mosso da violente passioni, rabbiose insofferenze e da assoluto rifiuto di tutto quanto, con inganno e viltà, gli viene imposto. "Io mi batto per quello in cui credo. Non per uno stato o pianeta in particolare. Lotto solamente per gli ideali che ho nel cuore". Un idealista, insomma, sofferente delle esaltazioni e delle depressioni tipiche del caso. Attenzione però: non un idealista violento o guerrafondaio. In effetti, Harlock non desidera neppure salvare gli inetti terrestri. C'è da capirlo: il primo ministro passa le giornate nascosto sotto la coperta o ad organizzare tornei di golf; gli abbindolabili umani si fanno ingannare dall'aspetto di bellissime donne degli alieni Mazoniani… la Terra di Harlock è ormai definitivamente decaduta, a differenza di quella della Yamato [2].
Le sole ragioni che spingono Harlock a reagire all'offensiva mazoniana sono, in sostanza: orgoglio, insofferenza per tutto quanto è subdola imposizione ed inganno, desiderio di essere lui il padrone del suo destino. Accettare di essere sconfitto da avversari che fanno della finzione e dell'inganno le proprie armi e' per Harlock impossibile. Di conseguenza sposta l'azione sul campo da lui preferito: lo spazio ed il campo aperto. Pirata non a caso, fa dell'abbordaggio e dell'audacia le sue ragioni di vita. Questi caratteri erano già presenti in Mamoru Kodai, l'Harlock dell'universo matsumotiano della Corazzata Yamato. Mamoru (fratello maggiore del principale protagonista della serie) compie il suo destino affrontando un nemico invincibile nell'unica maniera possibile: speronandolo con un'azione (apparentemente) suicida. Un gesto che tradisce (anche in quella sede) più orgoglio, audacia e spirito di indipendenza che nazionalismo e devozione alla patria (devozione che, invece, pare essere il principale fattore condizionante la diversa , e più meditata, condotta dell'ammiraglio Okita).

Non manca in Uchu Kaizoku Captain Harlock, però, anche un'importante e cruciale manifestazione di rispetto nei confronti di alcuni degli avversari. Ciò che non è tollerato dal capitano e dall'equipaggio dell'Arcadia sono i sotterfugi e la meschinità: Zoru, costretto col ricatto a combattere per conto dei mazoniani [3], verrà accolto con rispetto sulla nave di Harlock.

"Un vero soldato si vergogna moltissimo di non poter agire liberamente…"
Lo ribadisce Meeme, ma è il pensiero di tutta la truppa.
Solidali con chi si sacrifica in nome dei propri ideali di indipendenza ed onestà, il sentimento di capitano e truppa appare sempre più chiaro. Si tratta di una solidarietà sovranazionale e sovraplanetaria:
"Prima di morire mi ha insegnato a provare amicizia per qualcuno che non è terrestre, e che combatte come noi contro Mazone".
Harlock si allontana sempre di più da sentimenti di nazionalismo terrestre, per abbracciare e comprendere appieno la sua visione: una forma di nazionalismo che definisce i suoi confini negli spazi dell'universo e che molto deve all'esistenza di straordinari mezzi tecnologici (come, ad esempio, la nave stellare Arcadia), che ne permettono - in prima battuta - lo stesso concepimento [4]. La bandiera del Black Jack può sventolare per ogni razza e l'Arcadia può ospitare qualunque essere vivente. Umani o umanoidi (o ancora altro!) non è rilevante: l'importante è che siano animati dallo spirito e dagli ideali dei pirati dello spazio. La casa è l'Arcadia, il Black Jack la bandiera, i confini li segna lo spazio.
L'anarchia, dunque, si è rivelata (forse con sorpresa dello stesso Harlock) solo un momento,un passaggio. "La voce sommessa del mare infinito" può essere udita da gente di ogni pianeta e "la bandiera simbolo di libertà" può sventolare per chiunque si senta animato dagli ideali del capitano dell'Arcadia. La "nave", infine, allontanandosi per sempre dalla Terra un po' ritorna all'inizio, allo spirito del primo ciclo narrativo dell'autore: la nuova rotta è finalmente stata tracciata, ora sta all'equipaggio trasformare un'isola corazzata in una nazione aperta a chi ne condivide gli ideali.




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Note:
 
[1] Kodai arriva anche a rimpiangere la stoffa e le qualità dell'antico, mortale nemico:
"Deslar era un uomo veramente coraggioso e conscio del proprio valore. Sinceramente, ora ne provo nostalgia".
[2] Episodio a conferma di ciò: ne La corazzata Yamato il governatore aiuta sotto banco l'equipaggio ribelle; in Capitan Harlock il primo ministro cerca di sbarazzarsi dei terrestri più accorti. Il professor Daiba e suo figlio sono, forse, le ultime persone degne di considerazione rimaste sulla Terra: il professore, l'unico ad aver riconosciuto la minaccia Mazone, morirà nell'indifferenza generale ed il figlio lascerà, disgustato, la Terra per unirsi all'equipaggio dell'Arcadia. Sulla Terra non e' rimasto più nulla per cui valga la pena rimanere: abbandonarla diventa un sollievo, da sacrificio che era nella precedente serie.
 
[3] Zoru è un soldato di Takahga. Il suo popolo è stato reso schiavo dai mazoniani. I soldati di Takahga sono costretti a combattere per conto degli invasori di Mazone: in caso di insubordinazione, è minacciato lo sterminio di tutta la popolazione di Takahga. Zoru, finalmente sconfitto, deciderà di suicidarsi.
 
[4] La tecnologia, nelle storie di Matsumoto, può anche essere strumento positivo: rende possibile la redenzione e la salvezza di uomini e talvolta popolazioni, e non manca mai di "contaminazione" umana. Il fantasma di Okita si aggira sulla Yamato, mentre l'Arcadia è animata dallo spirito dell'amico di Harlock. Da notare anche come la tecnologia possa essere usata per "dare nuova forma alla tradizione" piuttosto che per "rivoluzionare": dapprima l'Arcadia ricostruisce un tradizionale nucleo familiare, infine diviene mezzo indispensabile per la nascita di una nazione stellare.
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"La legge del caso, che racchiude in sé tutte le leggi e resta a noi incomprensibile come la causa prima onde origina la vita, può essere conosciuta soltanto in un completo abbandono all’inconscio. Io affermo che chi segue questa legge creerà la vita vera e propria."  Jean Arp
Desty Nova
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« Risposta #1 il: Ven-23-Nov-2007 11:07 »

Con questo articolo mi sono commosso. Sono fra i miei due MASSIMI del manga e dell'anime, e con "Yamato" ci son cresciuto (ho ancora la mia bella Yamato fatta coi LEGO in bella vista in camera).

Sono senz'altro i due manga più dannunziani e fiumani della storia. L'equipaggio dell'Arcadia somiglia proprio ad una banda di legionari di Fiume! Grin

Fra l'altro, la scena della morte del capitano Okita che vede la terra da lontano, con la foto del figlio caduto in guerra in mano è in grado di strizzarmi le lagrime dagli occhi anche solo a descriverla a parole!

Loggato
brotherhood_
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Combatterò finchè avrò sangue nelle vene


« Risposta #2 il: Ven-23-Nov-2007 11:11 »

che Camerati...
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ARMI IN PUGNO
Guido Keller
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"Forza e Gentilezza"


« Risposta #3 il: Ven-23-Nov-2007 11:51 »

Un paio d'anni fa, o forse più, pubblicai quest'articolo su Rinascita

Capitan Harlock, uno di Noi

"Io vago per i confini dello spazio ... La gente mi chiama Capitan Harlock ... Il Black Jack è issato sulla mia nave, e con questa bandiera che sventola tra le stelle io vivo in libertà. L'universo è la mia casa ... La voce sommessa di questo mare infinito mi invoca, e mi invita a vivere senza catene ...La mia bandiera è un simbolo di libertà".

Leggendo il titolo, qualcuno si starà chiedendo: “Chi sarà mai ‘stò Capitan Harlock?”.
Risposta: un personaggio dei cartoni animati.
Sempre quel qualcuno a tal punto si chiederà: “E che c’entra un pupazzo con le alte argomentazioni che spiccano dalle colonne di questo giornale?”.
C’entra, c’entra. Iniziamo con un po’ di genesi.
Capitan Harlock, nome originale Uchu Kaizoku Captain Harokku, nasce come fumetto manga nel 1977 riscuotendo un successo tale da convincere la Toei Animation a farne un cartone animato. Ideatore ne è il giapponese Reiji Matsumoto, considerato uno dei massimi esponenti di quella che ad oggi può essere definita un’arte a tutti gli effetti, annovera tra le sue creazioni, serie animate che hanno fatto la storia della fumettistica giapponese. Tra queste la più conosciuta e rappresentativa resta senza ombra dubbio “Capitan Harlock”.
Scopriamo perché.

La Storia
La serie è ambientata nel 30° secolo, epoca in cui l’umanità, grazie al forte sviluppo tecnologico, vive in completa pace e circondata da ogni comfort possibile. Tutti i lavori sono svolti dalle macchine, che dopo aver prosciugato le risorse del pianeta, continuano la loro opera sui pianeti colonizzati del sistema solare. La Terra, eliminati tutti i conflitti, è diventata un’unica immensa nazione, amministrata da un governo centrale che l’autore, ovviamente, immagina essere giapponese. Tale governo provvede a fornire gratuitamente ogni tipo di agio alla popolazione, che già affrancata dall’incombenza del lavoro, passa il tempo rapita dalle immagini trasmesse sugli schermi televisivi; questa, inconsapevolmente, è anche la sua condanna. Il governo, infatti, attraverso l’etere, provvede all’emissione di onde ipnotizzanti che inebetiscono la totalità della massa spettatrice. I terresti si trovano cosi privati della loro capacità di pensiero e delle loro identità, omologati in unica mansueta personalità incapace di elaborare opinioni, idee ed ideali; è il prezzo da pagare alla dittatura del finto benessere, della pace e della vita comoda.
A tutto questo, consapevole della degenerazione della società umana e del suo inevitabile oblio, si ribella un uomo; il suo nome è Capitan Harlock.
A bordo della sua nave spaziale, l’Arcadia, prende quegli uomini ancora in grado di decidere del proprio destino, e salpa verso lo spazio cosmico, lasciandosi alle spalle la decadenza e il rapido declino del pianeta natio, nel quale non può più riconoscersi. Il sostentamento della nave e del suo equipaggio è garantito dagli abbordaggi ai cargo governativi, che portano sul pianeta le materie prime estratte nelle colonie spaziali.
Ovviamente il governo centrale, nelle mani di un Primo Ministro imbelle, immediatamente vede nel capitano un nemico, una minaccia all’ordine costituito. Contro di lui il Ministro Kirita ingaggerà una guerra personale, arrivando ad utilizzare una bambina il cui padre era il progettista dell’Arcadia e al quale il capitano, in punto di morte ha giurato di prendersi cura della figlia.
Nel frattempo, proveniente dallo spazio, un oggetto misterioso si schianta sulla Terra e contemporaneamente i più grandi astronomi spariscono e sono assassinati per mano sconosciuta. Logicamente quella mano viene immediatamente attribuita al Capitano ribelle. Solo uno scienziato, il prof. Daiba, comprende che quell’oggetto piombato sulla Terra, caratterizzato da scritte simili alle raffigurazioni maya, non è che un “marcatore” atto ad individuare il pianeta come obiettivo di una prossima invasione. Nel tentativo di avvisare le autorità, cade anch’egli vittima di un’imboscata per mano di una misteriosa figura femminile, che senza l’intervento di Capitan Harlock, eliminerebbe anche Tadashi, figlio del professore. Il ragazzo, portando con se le scoperte del padre, si unisce così al suo salvatore e lo segue sull’Arcadia.
Le autorità e la popolazione, sordi agli avvisi del Capitano, si ritrovano ad affrontare l’invasione dell’esercito mazoniano della Regina Raflesia, composto da esili e bellissime figure femminili dalla struttura vegetale simile a quella delle piante terrestri. Ovviamente quest’ultime, fiere, forti e fedeli alla loro regina, avrebbero ben ragione degli imbelli terrestri se non ci fosse a contrastarle un manipolo di reietti a bordo di un’astronave. Sono gli uomini e le donne dell’Arcadia del Capitan Harlock, che si ergeranno a salvatori di quel mondo che li ha isolati, combattuti e condannati. Non riceveranno alcuna lode per questo; continueranno ad essere i “ribelli al sistema”, a navigare negli spazi siderali coltivando il loro sogno di libertà, continuando ad aver fede nel pensiero dell’uomo che li guida: Capitan Harlock.

Capitan harlock: mito di un futuro nel presente
L’ideatore della serie, come già detto, è Reiji Matsumoto(vero nome Akira Matsumoto), nato a Kurume nella prefettura di Fukuaka(Kyushu) il 25 gennaio 1938. E’ pertanto solo un bambino, mentre imperversa il tremendo conflitto bellico; lo vive da vicino, in quanto il padre è un pilota dei famosi caccia “Zero”, e questo influenzerà la sua ispirazione e passioni future tanto che una delle sue prime storie sarà proprio “Zero Pilot”. Negli anni a venire sarà, infatti, sempre attratto dalla guerra in quanto azione, rendendola molte volte protagonista nelle sue creazioni, e diventando anche un gran collezionista di cimeli bellici dell’esercito del Sol Levante. Nello stesso periodo della sua crescita professionale, iniziata con un primo fumetto nel 1953, in Giappone si afferma la straordinaria figura di Yukio Mishima. Questi nei suoi romanzi e nei suoi saggi tratterà dell’umiliante occupazione statunitense subita dal Giappone e della conseguente ed implacabile perdita d’identità dell’intero popolo nipponico, assorbito e innocuizzato dall’imposizione della vacua cultura americana. Come risposta a ciò, Mishima aderirà totalmente al bushido (la via del guerriero degli antichi samurai), fondando nel 1968, assieme a degli studenti, l’associazione “Società dello Scudo”. Tale pugno di Uomini, in nome dell’Imperatore e degli antichi valori, nel 1970 compirà l’ardita impresa di occupare il quartier generale delle forze armate giapponesi, prendendo in ostaggio il capo di stato maggiore, con l’intento di risvegliare l’autentico spirito nipponico in quella casta militare che Mishima riteneva l’ultima speranza della nazione. Il tentativo fallì, ed il grande scrittore non vide altra soluzione che darsi la morte con il tradizionale seppuku, davanti agli increduli e vili occhi dello stato maggiore.
La critica che Mishima muove contro il degrado della società giapponese, e di riflesso all’intero sistema post-bellico imposto dai vincitori, è perfettamente comparabile a quella che Matsumoto implicitamente fa del mondo descritto nelle sue serie; il fatto di essere quasi coetanei e di aver vissuto le stesse sensazioni durante il lento degrado di un Giappone occupato, non può non aver influito Matsumoto come già fatto profondamente con Mishima. In Capitan Harlock troviamo una terra ed i suoi abitanti completamenti immersi nell’apatia, vittime di quel progresso tecnologico divenuto una sorte di religione senza spiritualità.  Una società molto simile a quella descritta da Ray Bradbury in “Fahrenheit 451”, dove gli uomini rinchiusi nelle loro case fatte di pareti di schermi televisivi, si ritrovano i “crani riempiti di dati e fatti non combustibili, al punto che non si possono più muovere tanto son pieni, ma sicuri d’essere veramente informati. Questo li convince di avere la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà saranno fermi come macigni”.
Proprio l’immobilismo mentale, la scarsità d’idee e d’ideali spingeranno Capitan Harlock ad abbandonare la terra a bordo della sua astronave. Come Montag, il protagonista del romanzo di Bradbury che si ribella al suo ruolo di inceneritore di libri e che trova infine la via da percorrere seguendo gente come lui rifugiata nel verde fuori la città, allo stesso modo l’equipaggio dell’Arcadia trova il suo spazio vitale nell’infinità dell’universo seguendo solamente la strada illuminata dai propri ideali di libertà.
Lo stesso nome dato da Matsumoto all’astronave del Capitano, fusione tra un galeone pirata, una portaerei ed un'astronave, rievoca il mito greco dell’ambiente bucolico dove i puri si rifugiano per fuggire dal caos e dagli imbonimenti delle città, ormai corrotte fin nello spirito stesso dei suoi abitanti. 
L’astronave come mezzo di fuga da un mondo impazzito, riprende del resto la figura del veliero che solca gli oceani con il suo carico di disperazione e d’avventura, alla ricerca di quel luogo esotico che gli scrittori del XIX secolo immaginavano come i campi elisii dei loro protagonisti.
Anche l’italianissimo scrittore Vincenzo Fani Ciotti, conosciuto durante il Ventennio Fascista come Volt, nel 1927 darà alle stampe il romanzo futurista “La fine del mondo”, nel quale ancora le astronavi, anzi più precisamente le “eteronavi” sono l’agognato mezzo di fuga di un gruppo di uomini in rivolta, nell’anno 2247, contro un potere mondialista con sede a New York. Le analogie con la saga del Capitano riguardano anche, nel romanzo di Volt, la terra in decadenza e disfacimento a causa del terribile inquinamento causato dalla forte industrializzazione e dall’ipertecnologia fuori controllo.
Tema ricorrente e purtroppo, alla luce dei nostri giorni, anche molto profetico.
Non meno importante è il ruolo svolto nella saga dall’equipaggio dell’Arcadia, composto dalle uniche persone che Capitan Harlock ritiene degne di considerazione. Personaggi che vivono in un ambiente confusionario e nel quale il disordine regna sovrano: l’assistente pilota Yattaran, quando non è impegnato nella navigazione lo si trova nei corridoi a giocare con i suoi modellini; Mazu San è la cuoca di bordo in perenne battaglia per la difesa delle provviste con il gatto del dottor Zero, il medico di bordo, perennemente ubriaco ma lucido nel momento del bisogno. Una sorta di normalità la danno Tadaschi Daiba, pilota di Space Wolf che personifica l’allievo del Capitano; la seconda assistente di volo Yuki, segretamente innamorata di Harlock; Meeme, la creatura eterea salvata dalla distruzione del proprio pianeta, senza un evidente compito, ma che riesce a ad evidenziare il lato umano del Capitano. Nonostante il disordine e la disorganizzazione, l’equipaggio riacquista tutto il suo contegno nelle situazioni difficili, dimostrando l’abnegazione e il coraggio pretesi dal Capitano; dalle sue parole evince lo spirito che guida la vita di bordo: “Pur trattandosi di una nave di pirati .. pur essendo esposta a molte battaglie, l'Arcadia rimane sempre la nostra casa. Quando si è in casa propria, capita a chiunque di sbadigliare o fare un pisolino, oppure gridare .. La regola ferrea di questa nave dice che nel solo momento del bisogno si deve applicare la disciplina .. Lo spazio è immenso e la sua traversata lunga. Capite perché ritengo che questo modo di fare sia quello giusto?"
Il modo in cui la nave si approvvigiona del necessario per il proprio sostentamento, ricalca in pieno lo stile di vita dei pirati; l’abbordaggio dei cargo destinati alla terra con a bordo le materie prime estratte dai pianeti colonizzati. Tale sistema riporta alla memoria le imprese degli Uscocchi, i pirati dannunziani dell’Adriatico, predatori dei bastimenti sabaudi per il sostentamento di quella splendida impresa di Fiume, al quale diete vita proprio il Vate, che con il De Ambris e il Keller crearono quella Reggenza del Carnaro, frutto proibito della vittoria mutilata della grande guerra e fulgido esempio di costituzione repubblicana ideale.
Perno centrale di tutta la saga resta però il protagonista: Capitan Harlock. Un pirata di tutto rispetto: benda all’occhio, cicatrice sul viso, mantello ed abito neri con sul petto raffigurato un teschio bianco, spada e pistola(laser). E' straniero in patria, odiato e temuto dalle autorità per i suoi ideali rivoluzionari, predica sommessamente, con l'esempio, una vita diversa: libera, ma allo stesso tempo fonte di sacrifici e lacrime. Il vessillo del Capitano, un teschio bianco in campo nero, non è simbolo d’efferatezza, bensì  emblema di riscatto da un mondo di schiavitù, non materiale, ma mentale.  Harlock incarna l'ideale dello "Sturm und Drang"; essere pronti a morire in qualsiasi momento per i propri ideali. La passione che arde in lui ("Sturm") è contemperata da quel sentimento tipicamente romantico di struggente malinconia, di riflessione profonda e continua ("Drang"). Il rituale, quasi liturgico, è sempre lo stesso: il pirata che suona una melodia triste accompagnato dall'arpa di Meeme, mentre lo sguardo è rivolto alle stelle; Harlock abbandona così il mare delle stelle per avventurarsi nel mare più profondo della sua anima. Un moderno "giovane Werther" di Goethe o un "Dorian Gray" di Wilde dai quali traspare quell'aria malinconica, ma allo stesso tempo granitica che li ha resi immortali. Nel messaggio di Matsumoto, Harlock è l'emblema di un’ autentica libertà, una ferrea volontà di non scendere mai a compromessi con una società che imprigiona gli animi. La sua essenza di ribelle e il suo spirito lo spingono a battersi sempre e comunque, anche contro i "mulini a vento". Un autentico Waldganger, il ribelle che nell’antica Islanda si ritirava nei boschi, e nei quali conduceva un’esistenza libera e rischiosa. Figura esaltata da Ernst Junger nel “Trattato del ribelle” del 1951 nel quale va ad analizzare e cercare ”quei singoli che, nei periodi, magari anche lunghi, di puro dominio della forza, pur con notevole sacrificio personale conservano la nozione del diritto. Anche quando tacciono, sono scogli sommersi intorno ai quali le acque continuano ad agitarsi”. La figura del ribelle entra in un ordine diverso, “dove non fa alcuna differenza se l’opinione del singolo contrasta con quella di cento o mille individui. Alla stessa stregua il suo giudizio, la sua volontà, la sua azione possono fare da contrappeso a dieci, venti o mille altre persone”. La descrizione che Junger fa del ribelle calza alla perfezione il personaggio creato da Matsumoto: “Chiamiamo Ribelle chi nel corso degli eventi si è trovato isolato, senza patria, per vedersi consegnato all’annientamento. Ma questo potrebbe essere il destino di molti, forse di tutti, perciò dobbiamo aggiungere qualcosa alla definizione: il Ribelle è deciso ad opporre resistenza, il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata. Ribelle è dunque colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà, il che si esprime oggi nell’intenzione di contrapporsi all’automatismo e nel rifiuto di trarne la conseguenza etica, che è il fatalismo.” Nella triste realtà che ci circonda e che opprime il nostro tempo, ben pochi uomini mettono in pratica questi dettami, la maggioranza si lascia sommergere da una società soffocante che spegne ogni sentimento a favore dell'appiattimento morale, culturale ed etico. Citando ancora Junger: “L’inevitabile assedio dell’essere umano è pronto da tempo (ndr: oggi in atto), e a disporlo sono teorie che tendono a una spiegazione logica e completa del mondo, e avanzano di pari passo con il progredire della tecnica. L’accerchiamento del nemico è prima razionale, poi anche sociale, e infine,al momento opportuno, lui (ndr: noi), il nemico, viene sterminato. Non vi è destino più disperato che essere catturati in questa spirale, dove il diritto è usato come arma”
Il Capitan Harlock che è in ognuno, aspetta di essere destato; l’accerchiamento si sta concludendo. E’ ora di decidere se restare dentro il cerchio o saltare fuori.

"Il mio sogno è sempre stato vivere come un uomo che, in ogni momento della propria esistenza, è pronto a partire a bordo del proprio vascello, per mari sconosciuti [...]. Egli incarna ciò che ho sempre voluto essere e può compiere imprese che un uomo comune, ritrovandosi nella propria realtà, può emulare soltanto in un modo: avventurandosi nell'immenso mare della propria anima [...]. Harlock è disposto a sacrificarsi, a faticare, a bere sangue e sudore in nome di un ideale, ed ha una fervida fede [...] quasi religiosa per la vita. E' dunque il simbolo stesso del possibilismo [...]. Io spero che i giovani, sebbene vivano in un epoca che non garantisce un futuro promettente, imparino da Harlock a [...] coltivare i propri sogni gelosamente [...] senza mai rinnegarli, come un pirata non abbandonerebbe la propria nave neppure se stesse per colare a picco!"
[Cfr. Reiji Matsumoto: Harlock sono io, “Super Japan Magazine” n. 12 ]

                       
Massimo Carletti
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« Risposta #4 il: Ven-23-Nov-2007 12:03 »

ottimo articolo keller,veramente bello. Smiley
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24/02 lasciami sognare ancora...

eccolo qua un uomo che ha fatto dell'antiromanismo il suo stile di vita Smiley


Sievers
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OLTRANZISMO NICHILISTA


« Risposta #5 il: Ven-23-Nov-2007 12:09 »

L'idea che l'equipaggio dell'Arcadia sia ricalcato sull'esperienza fiumana non è certo campata in aria visto che Matsumoto conosce in maniera articolata D'Annunzio; e ad ogni buon conto il Vate ha goduto, ed in parte ancora gode, di una discreta popolarità nella Terra del Sol Levante.
Molti manga, che tecnicamente sono discutibili (quindi parlo proprio di realizzazione pratica ad un livello fumettistico), hanno dietro un intenso lavoro di documentazione, a volte utilizzato in stranianti cut-cup. Ma ci sono casi ancora più estremi e radicali di vita ed episodi storici sussunti nel dato fumettistico, il caso più eclatante è certamente HELL BABY di Hideshi Hino, basato sulla memoria dei linciaggi di giapponesi in Manciuria alla fine della Seconda Guerra Mondiale e sulle conseguenze fisiche e psichiche della guerra nucleare
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"La legge del caso, che racchiude in sé tutte le leggi e resta a noi incomprensibile come la causa prima onde origina la vita, può essere conosciuta soltanto in un completo abbandono all’inconscio. Io affermo che chi segue questa legge creerà la vita vera e propria."  Jean Arp
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