Vivamafarka
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Autore Topic: TREMONTI SMENTISCE, MA E’ LUI LA MENTE DEL COMPLOTTO  (Letto 574 volte)
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Bruno
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Gli USA stanno naufragando nella loro stessa merda


« il: Mer-17-Giu-2009 19:24 »

Non esco da una sbornia di Ludlum, ma i complotti hanno accompagnato la storia del nostro Paese.  La domanda che impazza su internet e sui giornali è: “Berlusconi è vittima di un complotto?” e soprattutto: “Chi ne è il regista?”.Andiamo per gradi: vi sembra possibile che un fotografo possa passare tre anni appollaiato sulla collina adiacente alla dimora estiva del Presidente del Consiglio e da lì riesce a scattare migliaia di foto senza che i servizi di sicurezza, i servizi segreti, riescano ad intervenire per difenderne la privacy?

Sarà forse perché tutti sapevano, infatti la notizia girava da anni, che la privacy del Premier era quanto meno vivace? Un episodio con questa dinamica può avvenire solo con la complicità di chi istituzionalmente è chiamato a proteggere il Premier.

Qualche mese fa sono cominciate a circolare le notizie dell’esistenza di queste foto, pare che una selezione accurata delle stesse sia stata fatta visionare a Veronica Lario.

Questo retroscena darebbe una limpida spiegazione del suo comportamento: da una parte esasperata e dall’altra preoccupata che la pubblicazione di quelle foto, potesse travolgere e infangare lei e i suoi figli e quindi la decisione di tracciare una demarcazione netta con il marito.

Alla luce di questo la lettura della lettera inviata all’Ansa rende lineare il comportamento della signora e non certamente alimentato da fattori emotivi, semmai dal timore.

Riepiloghiamo: il Premier ama fare feste e divertirsi, lo fotografano, mostrano le foto alla moglie e tutto questo con tempi ben calcolati rispetto alle elezioni e facendo coincidere l’esplosione dello scandalo proprio in prossimità della pubblicazione della sentenza Mills che tutti, proprio tutti sapevano che non gli sarebbe stata favorevole. Il combinato disposto non può essere frutto del caso perché troppo puntuale.

Secondo me invece, la vicenda di Casoria è un incidente di percorso, un regalo che Berlusconi ha fatto ai complottardi che ha assunto un peso non per la vicenda in sé ma per la gestione da panico che ne è stata fatta e semmai è servita semplicemente da detonatore casuale.

Quindi non puntate il dito su Repubblica, o su D’Avanzo che ha avuto il merito di porre delle legittime domande, generate dall’apparizione del Premier a Porta a Porta. E non puntatelo neanche sulla Sinistra in tutte le sue declinazione, non ha i mezzi, né la lucidità o la coscienza pulita per poter fare complotti. No! Non sono un soggetto della partita.

Ma allora dove nasce il complotto? Come dicono gli uomini vicino al Cavaliere, dagli apparati deviato dallo Stato? Da una corrente sfuggita al controllo di Bossi che tenta una destabilizzazione del Paese? Oppure si tratta di qualche stretto collaboratore del Premier? Magari un illustre ministro che si è montato la testa?

Certo è che le abitudini e la vita privata di Silvio sono stati il terreno di coltura di questo complotto. Il comportamento di Berlusconi è quantomeno inspiegabile.

Ma due fatti mi hanno convinto che il complotto è maturato a casa di Giulio Tremonti: il primo è che il ministro sembra impegnato a causare a Berlusconi una figura di M. in Abruzzo, secondo mi ha insospettito il suo lungo silenzio sulla vicenda Noemi per poi oggi occupare la prima pagina del Corriere per smentire che il capo del complotto fosse lui.

Francamente gli indizi vanno tutti nella sua direzione, non sono l’unico a sostenerlo, ma se ha sentito così forte la necessità di una smentita, nello stesso giorno in cui veniva pubblicata l’intervista della D’addario e la conseguente apertura del fronte delle ballerine baresi, è evidente che il sospetto su di lui è qualcosa che va oltre il gossip.

Ma qual è il disegno politico di Tremonti, qual è la sua visione del Paese? Quale sogno coltiva? A me è ignoto. Di certo non passerebbe il vaglio degli elettori che come me se dovessero scegliere tra il miglior Tremonti e il peggior Berlusconi non avrebbero un minuto di dubbio e sceglierebbero Berlusconi i cui interessi anche se in conflitto sono sotto gli occhi di tutti.

Non c’è dubbio che questa vicenda ha segnato profondamente l’immagine di Berlusconi, tracciando una linea di declino che pare difficile recuperare, ma di una cosa sono certo: del declino di Silvio non ne trarrà vantaggio Tremonti e sono altresì certo che di questa mia convinzione non è condivisa dal Ministro.



luigi crespi
xhttp://luigicrespi.clandestinoweb.com/2009/06/tremonti-smentisce-ma-e-lui-la-mente-del-complotto/

GLI SCENARI
«Io, Silvio e Letta, i reduci del '94
Il nostro rapporto non può cambiare»
Tremonti e le voci di «complotto»: solo chi l’ha vissuto sa cos'è, senza il Cavaliere si rivota



Giulio Tremonti (Ansa)ROMA - «Piacere», dice. E si presenta: «Sono il com plottista». Tremonti lo fa ap pena legge negli occhi dei suoi interlocutori il retropen siero: le riunioni all’Aspen, gli incontri pubblici con Pro di, quelli riservati con D’Ale ma, il ribaltone, la fine di Berlusconi e lui che entra a Palazzo Chigi a capo di un governo d’emergenza econo­mica. «Piacere sono il complotti sta», sorride per ridicolizza re il chiacchiericcio. Non è così che ha salutato ieri il Ca valiere all’aeroporto di Ciam pino, non ce n’era bisogno. Lui arrivava da Milano, il pre mier dagli Stati Uniti, e per un po' hanno discusso di questioni economiche, cioè della Finanziaria da imposta re e del G8 da gestire, all’in domani dell’incontro di Ber lusconi con Obama «perfet tamente riuscito», secondo il titolare di via XX settem bre. Dopo che il presidente americano ha inserito i «glo bal legal standard» tra gli obiettivi da raggiungere, Tre monti è parso compiaciuto: d’altronde è la prima volta che un governo italiano im­pone un tema nell’agenda dei Grandi della Terra.
Da Washington è tornato un Cavaliere sicuramente rinfrancato rispetto ai giorni scorsi, ma ancora preoccupa to per vicende interne - estranee alla politica - che sono all’origine del suo ner­vosismo scaricato con le ac cuse contro il «piano eversi vo » ordito ai suoi danni, e ri lanciato nella polemica con D’Alema che ha annunciato prossime «scosse». È stato così che lo scorso fine setti­mana ha preso inizio la cac cia a «mister x», alla persona che «senza il voto degli italia ni » dovrebbe sostituirsi a Berlusconi. Tremonti è finito nella li sta, anche per via delle frizio ni che a scadenza regolare lo vedono protagonista con il premier quando bisogna mettere mano al portafogli dello Stato. Non era tuttavia preventivato il modo in cui avrebbe reagito. Lo scherno, che vale più di una smentita, gli è servito per spiegare nei colloqui riservati quanto ave va già detto alla vigilia delle Europee: «Bossi non soster rebbe alcun governo che non fosse guidato da Berlu sconi. Se qualcuno ci pensa se lo levi dalla testa. In Parla mento non ci sarebbero i vo ti nemmeno per votare una Finanziaria e poi andare alle urne».

Perciò scherza sull’etichet ta che gli hanno ritagliato, tranne farsi serio quando rammenta il complotto del ’94: «Solo chi l’ha vissuto può capire. Sono passati quindici anni, alcuni nel frat tempo sono andati via e altri sono arrivati. Rispetto ad al lora siamo rimasti in tre: Sil vio, Gianni Letta e io. E nes suno dei tre vuole rivivere quell’episodio». Non smenti sce i momenti difficili con Berlusconi. Anzi, di quegli episodi si serve per spiegare che «il legame tra noi non è solo politico, va oltre le que­stioni tecniche. È un rappor to personale, non modifica bile». «Silvio, Gianni e io». E con questo concetto Tremon ti spiega che il core-busi ness, il «nocciolo duro» del l’esecutivo resta impermea bile agli eventi, «perché aver vissuto il '94 non vuol dire solo aver vissuto un’espe rienza, è avere esperienza». Resta il fatto che è stato Ber lusconi a sollevare il polvero ne con la denuncia del «pia no eversivo». E siccome in Parlamento l’opposizione non ha i numeri per farlo ca dere, era implicito il riferi mento a una «manina» inter na alla maggioranza.

Può darsi che Berlusconi fosse nervoso per l’imminen te e delicatissima visita negli Stati Uniti, come può darsi che gridare al complotto fos se un escamotage per disin nescarlo. Molte ipotesi sono state fatte, mentre nei Palaz zi della politica si commenta va l’attivismo di alcuni grand commis. Pare che an che il «complottista» abbia condiviso il sorriso in quelle circostanze, è sicuro che ha spiegato il tutto con una bat tuta: «Questa vicenda è fi glia dell’ozio. E l’ozio è pa dre dei vizi». Si riferiva - co sì dicono - «alla sinistra, che siccome non ha nulla da fare, studia progetti di rilan cio, alimenta le voci di com plotti ». Dopo l’esito dell’incontro tra Obama e Berlusconi c’è nel centrodestra il desiderio di placare le tensioni che pu re lo attraversano, di mettere la sordina alle voci che co munque non smettono di ali mentarsi. Quanto a Tremon ti, avrà modo di continuare a discutere con il premier. Non ha mai smesso. La scor sa settimana, durante una chiacchierata sulla crisi, men tre il titolare dell’Economia disegnava ancora scenari a tinte forti, il Cavaliere ha det to invece di intravedere trac ce d’azzurro all’orizzonte. È un canovaccio che si ri pete ogni qualvolta Berlusco ni si appresta a batter cassa e si sente rispondere che «non ci sono fondi». E ogni volta il contrasto viene accompa gnato da una battuta. Mesi fa, al termine di una riunio ne di governo, Berlusconi chiese alla scorta di accom pagnare il ministro alla mac china: «Sta piovendo, usate l’ombrello. Perché se prende l’acqua mi si restringe. E lui è già stretto di suo con la borsa».

Francesco Verderami
17 giugno 2009 xhttp://www.corriere.it/politica/09_giugno_17/io_silvio_e_Eletta_reduci_del_92_francesco_verderami_ab9f6248-5b06-11de-8305-00144f02aabc.shtml

IL RACCONTO
«Incontri e candidatura
Ecco la mia verità»
Patrizia D’Addario in lista alle Comunali



Patrizia D’AddarioDAL NOSTRO INVIATO
BARI — Patrizia D’Addario è candidata nelle li ste di «La Puglia prima di tutto», schieramento inse rito nel Popolo della Libertà alle ultime elezioni co munali a Bari. Ha partecipato alle prime settimane di campagna elettorale al fianco del ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto e degli altri politici in corsa per il Pdl. Ma adesso ha deciso di rinunciare perché vuole raccontare un’altra verità. La D’Addario ha cercato il Corriere e registriamo, con la massima cautela e il beneficio d’inventario, la sua versione, trattandosi di una candidata alle am­ministrative.

«Mi hanno messo in lista — afferma — perché ho partecipato a due feste a palazzo Grazioli. Ho le prove di quello che dico e voglio raccontare che co sa è successo prima che decidessi di tirarmi indie tro. Il mio nome è ancora lì, ma io non ci sono più».

Cominciamo dall’inizio. Quando sarebbe anda ta a palazzo Grazioli?
«La prima volta è stato a metà dello scorso otto bre ».

Chi l’ha invitata?
«Un mio amico di Bari mi ha detto che voleva far mi parlare con una persona che conosceva, per par tecipare a una cena che si sarebbe svolta a Roma. Io gli ho spiegato che per muovermi avrebbero dovu to pagarmi e ci siamo accordati per 2.000 euro. Allo ra mi ha presentato un certo Giampaolo».

Qual era la proposta?
«Avrei dovuto prendere un aereo per Roma e lì mi avrebbe aspettato un autista. Mi dissero subito che si trattava di una festa organizzata da Silvio Ber lusconi ».

E lei non ha pensato a uno scherzo?
«Il mio amico è una persona di cui mi fido cieca mente. Ho capito che era vero quando mi hanno consegnato il biglietto dell’aereo».

Quindi è partita?
«Sì. Sono arrivata a Roma e sono andata in taxi in un albergo di via Margutta, come concordato. Un au tista è venuto a prendermi e mi ha portato all’Hotel de Russie da Giampaolo. Con lui e altre due ragazze siamo entrati a palazzo Grazioli in una macchina con i vetri oscurati. Mi avevano detto che il mio no me era Alessia».

E poi?
«Siamo state portate in un grande salone e lì ab biamo trovato altre ragazze. Saranno state una venti­na. Come antipasto c’erano pezzi di pizza e champa gne. Dopo poco è arrivato Silvio Berlusconi».

Lei lo aveva mai incontrato prima?
«No, mai. Ha salutato tutte e poi si è fermato a parlare con me. Ho capito di averlo colpito perché mi ha chiesto che lavoro facessi e io gli ho parlato subito di un residence che voglio costruire su un terreno della mia famiglia. Ci ha mostrato i video del suo incontro con Bush, le foto delle sue ville, ha cantato e raccontato barzellette.

Lei è tornata subito a Bari?
«Era notte, quindi sono andata in albergo e Giam paolo mi ha detto che mi avrebbe dato soltanto mil le euro perché non ero rimasta».

C’è qualcuno che può confermare questa sto ria?
«Io ho le prove».

Che vuole dire?
«Che quella non è stata l’unica volta. Sono torna ta a palazzo Grazioli dopo un paio di settimane, esat tamente la sera dell’elezione di Barack Obama».

Vuol dire che la notte delle presidenziali degli Stati Uniti lei era con Berlusconi?
«Sì. Nessuno potrà smentirmi. Ci sono i biglietti aerei. Anche quella volta sono stata in un albergo, il Valadier. Con me c’erano altre due ragazze. Una la conoscevo bene. È stato sempre Giampaolo a orga nizzare tutto».

E che cosa è accaduto?
«Con l’autista ci ha portato nella residenza del presidente, ma quella sera non c’erano altre ospiti. Abbiamo trovato un buffet di dolci e il solito piani sta. Quando mi ha visto, Berlusconi si è ricordato subito del progetto edilizio che volevo realizzare. Poi mi ha chiesto di rimanere».

Si rende conto che lei sostiene di aver trascor so una notte a palazzo Grazioli?
«Ho le registrazioni dei due incontri».

E come fa a dimostrare che siano reali?
«Si sente la sua voce e poi c’erano molti testimo ni, persone che non potranno negare di avermi vi sta ».

Scusi, ma lei va agli incontri con il registrato re?
«In passato ho avuto problemi seri con un uomo e da allora quando vado a incontri importanti lo por to sempre con me».

E lei vuol far credere che non è stata controlla ta prima di entrare nella residenza romana del premier?
«È così, forse sono stata abile. Ma posso assicura re che è così».

E può anche provarlo?
«Berlusconi mi ha telefonato la sera stessa, appe na sono arrivata a Bari. E qualche giorno dopo Giam paolo mi ha invitata a tornare. Ma io ho rifiutato».

A noi la sua versione sembra poco credibile...
«Lo dicono i fatti. Berlusconi mi aveva promesso che avrebbe mandato due persone di sua fiducia a Bari per sbloccare la mia pratica. Non ha mantenuto i patti ed è da quel momento che non sono più volu ta andare a Roma, nonostante i ripetuti inviti da par te di Giampaolo. Loro sapevano che avevo le prove dei miei due precedenti viaggi».

E non si rende conto che questo è un ricatto?
«Lei dice? Io posso dire che qualche giorno dopo Giampaolo ha voluto il mio curriculum perché mi disse che volevano candidarmi alle Europee».

Però lei non era in quella lista?
«Quando sono cominciate le polemiche sulle veli ne, il segretario di Giampaolo mi ha chiamata per dirmi che non era più possibile».

Quindi la candidatura alle Comunali è stata un ripiego?
«A fine marzo mi ha cercato Tato Greco, il nipote di Matarrese che conosco da tanto tempo. Mi ha chiesto un incontro e mi ha proposto la lista 'La Pu glia prima di tutto' di cui era capolista lo zio. Io ho accettato subito, ma pochi giorni dopo ho capito che forse avevo commesso un errore».

Perché?
«La mia casa è stata completamente svaligiata. Mi hanno portato via cd, computer, vestiti, bianche­ria intima. È stato un furto molto strano».

Addirittura? Ma ha presentato denuncia?
«Certamente. Ma ho continuato la campagna elet torale. È andato tutto bene fino al giorno in cui Ber lusconi è arrivato a Bari per la presentazione dei can didati del Pdl. Io lo aspettavo all’ingresso dell’Hotel Palace. Lui mi ha guardata, mi ha stretto la mano ed è entrato nella sala piena. Io ero in lista, quindi l’ho seguito. Ma all’ingresso della sala sono stata blocca ta dagli uomini della sicurezza e del partito che mi hanno impedito di partecipare all’evento».

È il motivo che adesso la spinge a raccontare questa storia?
«No, avrei potuto continuare a fare campagna elettorale e trattare con loro nell’ombra. La racconto perché ho capito che mi hanno ingannata. Avevo chiesto soltanto un aiuto per un progetto al quale tengo molto e invece mi hanno usata».
Fiorenza Sarzanini
17 giugno 2009

 xhttp://www.corriere.it/politica/09_giugno_17/sarzanini_patrizia_daddario_220cce4c-5b03-11de-8305-00144f02aabc.shtml
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C'è chi ha il prepuzio circonciso e chi ha circonciso il cervello.
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« Risposta #1 il: Mer-17-Giu-2009 19:38 »

Se ho capito bene Tremonti dovrebbe complottare contro Berlusconi solo perchè ogni tanto (ma mi chiedo "quando?") non sono d'accordo sui margini di spesa e sulla gestione delle finanze statali?
E questo Crespi lo deduce dal fatto che il ministro non è entrato nella questione Noemi?

E siccome in Parlamento l’opposizione non ha i numeri per farlo ca dere, era implicito il riferi mento a una «manina» inter na alla maggioranza.


Bhe, di solito complotta chi non può fare le cose alla luce del sole.
Se l'opposizione avesse i numeri per far cadere il governo lo farebbe senza bisogno di "altre vie".
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"beati voi che potete chiamarvi col nome di Pound. Io dovevo nascondermi per leggerlo" - cit.

Citato da: Metapolis
Diatriba falsata perché i briganti si batterono contro i pimenontsi, non contro i garibaldini e un capo brigante, credo Crocco, era stato garibaldino.
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fino all' ultimo campari!


« Risposta #2 il: Mer-17-Giu-2009 20:39 »

A me sembra che Mario Draghi abbia 'confessato'. Esattamente qui:
 
I congiurati si preparano al dopo Berlusconi. Quando avrà finito di pelare la patata bollente vogliono passare all'incasso

E' arrivato il momento di iniziare a "progettare" delle strategie di uscita (exit strategies) dalla crisi economica internazionale. Lo ha affermato Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia e presidente del Financial stability board, nell'intervento a Berlino in occasione del Wirtschaftstag 2009. "Ci troviamo ora - ha detto Draghi - nel mezzo di una strategia disegnata come risposta alla crisi. Si tratta di una strategia fondata su tre pilastri" e "c'è un terzo pilastro che dovremmo cominciare a considerare, le strategie di uscita. Anche se i tempi non sono ancora maturi per l'immediata attuazione di tali strategie di uscita - ha aggiunto - lo sono per cominciare a progettarle e per riflettere sulle condizioni necessarie alla loro attuazione".


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« Risposta #3 il: Mer-17-Giu-2009 20:49 »


ASCA) - Roma, 16 feb - Renato Soru riconfermato presidente della regione Sardegna. Lo dice a Red Tv, emittente di area dalemiana, Luigi Crespi, direttore dell'Istituto Crespi.


Basta questo per dimostrare la credibilità del maialone Crespi?
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