Vivamafarka
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Autore Topic: IMMIGRATI: RIVOLTA NEL REGGINO, BLOCCHI STRADALI E SASSAIOLE  (Letto 12527 volte)
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Nulla da dichiarare.


« Risposta #225 il: Sab-09-Gen-2010 13:27 »

per la cronaca(e poi non posto più su questo topic che mi avete fatto passare la voglia):
stanno andando verso crotone e bari.
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La volpe conosce molti trucchi; l'istrice uno solo, ma buono. (Archiloco)
Sei un calcio in culo all'evoluzione della specie (da Animal Factory)

GESU' è resuscitato una volta. GOKU due. Datti pace.
stefanocs2
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« Risposta #226 il: Sab-09-Gen-2010 13:28 »

ci sono ecco la soluzione tutti dentro la città del vaticano Evil
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La città ha antiche origini: i primi abitanti di Pescara fondarono un villaggio sulle rive del fiume che in epoca romana fu chiamato Vicus Aterni e a cui successivamente fu attribuito il nome Aternum......
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Il Tevere schiuma sangue


« Risposta #227 il: Sab-09-Gen-2010 13:34 »

IL nostro forumista Filippo mi segnala questo, ed io posto.

Scriveva Giovanni Gentile pochi mesi prima di essere assassinato: «Non ribellarsi alla sopraffazione bestiale è solo una manifestazione di viltà e non di moderazione».

A noi sembra che il detto valga in ogni tempo e luogo e per chiunque si trovi ad essere ridotto in condizioni di brutale annichilimento della propria esistenza, come è palesemente il caso degli immigrati insorti a Rosarno.

Essere ridotti ad una vita da topi, dentro tuguri; essere pagati una miseria per il loro lavoro; essere privati di qualsiasi diritto di presenza civile, da quella del soggiorno a quella di tutela sindacale per il lavoro da loro prestato in condizioni subumane e, quindi, essere di fatto ridotti ad una condizione di schiavitù; essere infine presi a fucilate come selvaggina per insofferenza razzista alla loro presenza in una comunità che pure li sfrutta; tutto ciò non può non innescare un sentimento di rivolta.

Eccessiva? Sì, forse: ma di quell’eccesso che la legge considera di legittima difesa.

La rivolta degli immigrati di Rosarno non è una rivolta etnica: è la rivolta del lavoratore a cui non viene più riconosciuto neanche l’elementare diritto all’esistenza. Il lavoro non ha colore di pelle, ha solo braccia e menti applicate alla produzione nazionale. Uno stato come il nostro che si pretende fondato sul lavoro fin dall’art 1 della sua Costituzione, non può discriminare fra lavoratore e lavoratore, fra prestatore d’opera indigeno e prestatore d’opera allogeno: è il lavoro stesso che legittima la dignità di chi lo esercita parificandone i diritti civili.

Il vizio all’origine delle incandescenti giornate di Rosarno risiede proprio nelle politiche di discriminazione in atto nel nostro paese. Tanto più odiose quanto è ipocrita una politica produttiva che disconosce la necessità del lavoro immigrato sapendo bene di non poter fare a meno delle braccia degli immigrati, consentendo quindi pratiche illegali di importazione di uomini fuori da qualsiasi criterio di riconoscimento dignitoso.

C’è poco da stupirsi, poi, ma molto da allarmarsi quando, a sua volta, una cittadinanza da anni sobillata all’intolleranza per un presumto pericolo “multiculturale” si scatena in una caccia all’uomo. E’ il più ovvio dei risultati che ci si possa aspettare da una politica scellerata che innesca in maniera del tutto pretestuosa fobie fondate su malintesi valori identitari razzisti e xenofobi.

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C'EST UN REVE


« Risposta #228 il: Sab-09-Gen-2010 13:38 »

IL nostro forumista Filippo mi segnala questo, ed io posto.

Scriveva Giovanni Gentile pochi mesi prima di essere assassinato: «Non ribellarsi alla sopraffazione bestiale è solo una manifestazione di viltà e non di moderazione».

A noi sembra che il detto valga in ogni tempo e luogo e per chiunque si trovi ad essere ridotto in condizioni di brutale annichilimento della propria esistenza, come è palesemente il caso degli immigrati insorti a Rosarno.

Essere ridotti ad una vita da topi, dentro tuguri; essere pagati una miseria per il loro lavoro; essere privati di qualsiasi diritto di presenza civile, da quella del soggiorno a quella di tutela sindacale per il lavoro da loro prestato in condizioni subumane e, quindi, essere di fatto ridotti ad una condizione di schiavitù; essere infine presi a fucilate come selvaggina per insofferenza razzista alla loro presenza in una comunità che pure li sfrutta; tutto ciò non può non innescare un sentimento di rivolta.

Eccessiva? Sì, forse: ma di quell’eccesso che la legge considera di legittima difesa.

La rivolta degli immigrati di Rosarno non è una rivolta etnica: è la rivolta del lavoratore a cui non viene più riconosciuto neanche l’elementare diritto all’esistenza. Il lavoro non ha colore di pelle, ha solo braccia e menti applicate alla produzione nazionale. Uno stato come il nostro che si pretende fondato sul lavoro fin dall’art 1 della sua Costituzione, non può discriminare fra lavoratore e lavoratore, fra prestatore d’opera indigeno e prestatore d’opera allogeno: è il lavoro stesso che legittima la dignità di chi lo esercita parificandone i diritti civili.

Il vizio all’origine delle incandescenti giornate di Rosarno risiede proprio nelle politiche di discriminazione in atto nel nostro paese. Tanto più odiose quanto è ipocrita una politica produttiva che disconosce la necessità del lavoro immigrato sapendo bene di non poter fare a meno delle braccia degli immigrati, consentendo quindi pratiche illegali di importazione di uomini fuori da qualsiasi criterio di riconoscimento dignitoso.

C’è poco da stupirsi, poi, ma molto da allarmarsi quando, a sua volta, una cittadinanza da anni sobillata all’intolleranza per un presumto pericolo “multiculturale” si scatena in una caccia all’uomo. E’ il più ovvio dei risultati che ci si possa aspettare da una politica scellerata che innesca in maniera del tutto pretestuosa fobie fondate su malintesi valori identitari razzisti e xenofobi.

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certo, facendone una lettura sinottica con l'altro articolo elogiativo di Fini e delle sue proposte di cittadinanza easy il quadro è abbastanza raggelante
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"Qualcuno, un giorno, ucciderà la donna perfetta"  Peter Sotos

"Anche quando disertano l'inferno, gli uomini lo fanno solo per ricostituirlo altrove"
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"Bisogna essere davvero un grande uomo per saper resistere anche contro il buon senso"
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« Risposta #229 il: Sab-09-Gen-2010 13:38 »

Questo invece è il dichiaratamente marxista-leninista Gianfranco la Grassa...

Triste quanto accade a Rosarno. E’ ovvio che non c’è alcuna mente dietro i dolorosi fatti, solo
invece una “logica oggettiva”. Resta il fatto che assistiamo ad un ennesimo episodio di guerra tra
subalterni, tra settori di “popolo”, di cui si sa bene chi si avvantaggia alla fin fine. Ho già detto una
volta mi sembra, e lo ripeto, che se si tenta di far salire dieci persone su una cinquecento, non può
non finire a scazzottate. Sono i porci “piccolo-borghesi” – perché porci sono – agiati e di tanto
“buon cuore”, che vogliono accogliere tutti “sulla cinquecento”; sono quelli che si dicono di sinistra
o “fanno futuro”. Esseri abietti, che vivono in quartieri signorili o in villette (magari “a schiera”, ma
di quelle molto comode) e che predicano la bontà, la “civile” accoglienza dei “diversi” e l’amore
verso di essi. In realtà, non ci sono “diversi” – così definiti dai maledetti “buonisti” per sentirsi tanto
democratici nell’accoglierli (a spese degli altri) – solo invece un numero crescente di veri poveri,
venuti da lontano con enormi disagi, che vengono ammassati in quartieri già sovraffollati da altri
meno indigenti di loro, ma ben lungi dal passarsela bene.
Sarebbe ora che tutti gli appartenenti al “popolo”, senza odiarsi insensatamente fra loro, si unissero,
andassero nei quartieri dei “maiali” e li pestassero una buona volta; per poi distribuire un po’
di nuovi venuti nelle loro case, ville e appartamenti. Quando nel lontanissimo (e povero!) 1951, in
pieno regime Dc, ci fu l’alluvione del Po, gli sfollati si sparsero tutt’intorno per centinaia di Km. e
furono sistemati – non proprio accolti con il sorriso sulle labbra – nelle case degli “abbienti”. Oggi,
si gioca sulla pelle dei ceti popolari, e si dice loro – da parte dei fetentoni sinistri (o dei visionari
“del futuro”) – di essere buoni con i “diversi”, altrimenti loro lanceranno il terribile anatema: razzisti!
Date loro infine una solenne lezione a suon di bastonate; fate vedere che siete veramente eguali
e non diversi, e terribilmente incazzati per l’irresponsabilità di questa gente “dabbene”, sdraiata pigramente
nei divani di comode abitazioni a inumidirsi gli occhi e ad assistere ai dibattiti dei loro orridi
rappresentanti politici (o anche qualche finanziere o confindustriale “progressista”), che si scandalizzano
per la xenofobia del popolo italiano; mai ci avrebbero creduto, che vergogna nei confronti
dei “tolleranti” stranieri.
Mi dispiace, ma odio questi “maiali” e vorrei tanto che per questi “progressisti” (dei miei coglioni!)
non ci fosse più “futuro”.
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« Risposta #230 il: Sab-09-Gen-2010 13:39 »

no macche davvero ancora c'e chi crede che saviano sia un esempio di lotta alla mafia?
ahahahahhah
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"Dopo l'otto  di settembre abbiamo imparato a conoscerci meglio. Questa è la stagione in cui non basta più il distintivo all'occhiello. Occorre la vecchia, inconfondibile camicia nera, uniforme di milizia."
A. Pavolini
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« Risposta #231 il: Sab-09-Gen-2010 13:40 »

certo, facendone una lettura sinottica con l'altro articolo elogiativo di Fini e delle sue proposte di cittadinanza easy il quadro è abbastanza raggelante
Non posso che essere d'accordo...
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« Risposta #232 il: Sab-09-Gen-2010 13:43 »

Questo invece è il dichiaratamente marxista-leninista Gianfranco la Grassa...

Triste quanto accade a Rosarno. E’ ovvio che non c’è alcuna mente dietro i dolorosi fatti, solo
invece una “logica oggettiva”. Resta il fatto che assistiamo ad un ennesimo episodio di guerra tra
subalterni, tra settori di “popolo”, di cui si sa bene chi si avvantaggia alla fin fine. Ho già detto una
volta mi sembra, e lo ripeto, che se si tenta di far salire dieci persone su una cinquecento, non può
non finire a scazzottate. Sono i porci “piccolo-borghesi” – perché porci sono – agiati e di tanto
“buon cuore”, che vogliono accogliere tutti “sulla cinquecento”; sono quelli che si dicono di sinistra
o “fanno futuro”. Esseri abietti, che vivono in quartieri signorili o in villette (magari “a schiera”, ma
di quelle molto comode) e che predicano la bontà, la “civile” accoglienza dei “diversi” e l’amore
verso di essi. In realtà, non ci sono “diversi” – così definiti dai maledetti “buonisti” per sentirsi tanto
democratici nell’accoglierli (a spese degli altri) – solo invece un numero crescente di veri poveri,
venuti da lontano con enormi disagi, che vengono ammassati in quartieri già sovraffollati da altri
meno indigenti di loro, ma ben lungi dal passarsela bene.
Sarebbe ora che tutti gli appartenenti al “popolo”, senza odiarsi insensatamente fra loro, si unissero,
andassero nei quartieri dei “maiali” e li pestassero una buona volta; per poi distribuire un po’
di nuovi venuti nelle loro case, ville e appartamenti. Quando nel lontanissimo (e povero!) 1951, in
pieno regime Dc, ci fu l’alluvione del Po, gli sfollati si sparsero tutt’intorno per centinaia di Km. e
furono sistemati – non proprio accolti con il sorriso sulle labbra – nelle case degli “abbienti”. Oggi,
si gioca sulla pelle dei ceti popolari, e si dice loro – da parte dei fetentoni sinistri (o dei visionari
“del futuro”) – di essere buoni con i “diversi”, altrimenti loro lanceranno il terribile anatema: razzisti!
Date loro infine una solenne lezione a suon di bastonate; fate vedere che siete veramente eguali
e non diversi, e terribilmente incazzati per l’irresponsabilità di questa gente “dabbene”, sdraiata pigramente
nei divani di comode abitazioni a inumidirsi gli occhi e ad assistere ai dibattiti dei loro orridi
rappresentanti politici (o anche qualche finanziere o confindustriale “progressista”), che si scandalizzano
per la xenofobia del popolo italiano; mai ci avrebbero creduto, che vergogna nei confronti
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Mi dispiace, ma odio questi “maiali” e vorrei tanto che per questi “progressisti” (dei miei coglioni!)
non ci fosse più “futuro”.

alla fine c'ha ragione
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« Risposta #233 il: Sab-09-Gen-2010 13:44 »

IL nostro forumista Filippo mi segnala questo, ed io posto.

Scriveva Giovanni Gentile pochi mesi prima di essere assassinato: «Non ribellarsi alla sopraffazione bestiale è solo una manifestazione di viltà e non di moderazione».

A noi sembra che il detto valga in ogni tempo e luogo e per chiunque si trovi ad essere ridotto in condizioni di brutale annichilimento della propria esistenza, come è palesemente il caso degli immigrati insorti a Rosarno.

Essere ridotti ad una vita da topi, dentro tuguri; essere pagati una miseria per il loro lavoro; essere privati di qualsiasi diritto di presenza civile, da quella del soggiorno a quella di tutela sindacale per il lavoro da loro prestato in condizioni subumane e, quindi, essere di fatto ridotti ad una condizione di schiavitù; essere infine presi a fucilate come selvaggina per insofferenza razzista alla loro presenza in una comunità che pure li sfrutta; tutto ciò non può non innescare un sentimento di rivolta.

Eccessiva? Sì, forse: ma di quell’eccesso che la legge considera di legittima difesa.

La rivolta degli immigrati di Rosarno non è una rivolta etnica: è la rivolta del lavoratore a cui non viene più riconosciuto neanche l’elementare diritto all’esistenza. Il lavoro non ha colore di pelle, ha solo braccia e menti applicate alla produzione nazionale. Uno stato come il nostro che si pretende fondato sul lavoro fin dall’art 1 della sua Costituzione, non può discriminare fra lavoratore e lavoratore, fra prestatore d’opera indigeno e prestatore d’opera allogeno: è il lavoro stesso che legittima la dignità di chi lo esercita parificandone i diritti civili.

Il vizio all’origine delle incandescenti giornate di Rosarno risiede proprio nelle politiche di discriminazione in atto nel nostro paese. Tanto più odiose quanto è ipocrita una politica produttiva che disconosce la necessità del lavoro immigrato sapendo bene di non poter fare a meno delle braccia degli immigrati, consentendo quindi pratiche illegali di importazione di uomini fuori da qualsiasi criterio di riconoscimento dignitoso.

C’è poco da stupirsi, poi, ma molto da allarmarsi quando, a sua volta, una cittadinanza da anni sobillata all’intolleranza per un presumto pericolo “multiculturale” si scatena in una caccia all’uomo. E’ il più ovvio dei risultati che ci si possa aspettare da una politica scellerata che innesca in maniera del tutto pretestuosa fobie fondate su malintesi valori identitari razzisti e xenofobi.

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per niente d'accordo,la rivolta e' etnica eccome.
I primi a sfruttare i vantaggi dell'essere clandestini,fuori dalle regole sono rporpio gli immigrati stessi..
provate a chiedere a uno di quelli che vendono per strada calzini e accendini se accettano di lavorare contrattualizzati in una fabbrica ....
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« Risposta #234 il: Sab-09-Gen-2010 13:46 »

alla fine c'ha ragione
è questo che mi perplette: sono d'accordo con un comunista e non con un fascista...Devo ricredere le mie posizioni.
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« Risposta #235 il: Sab-09-Gen-2010 13:47 »

Antonello Mangano a SkyTg24: "gli africani salveranno Rosarno perchè sono gli unici ad avere un progetto di vita".
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« Risposta #236 il: Sab-09-Gen-2010 13:48 »


per niente d'accordo,la rivolta e' etnica eccome.
I primi a sfruttare i vantaggi dell'essere clandestini,fuori dalle regole sono rporpio gli immigrati stessi..
provate a chiedere a uno di quelli che vendono per strada calzini e accendini se accettano di lavorare contrattualizzati in una fabbrica ....
Vero: è la solita trita retorica degli immigrati che "Fanno i lavori che noi non vogliamo più fare".
Tipica di chi non è mai entrato in un cantiere in vita sua...
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« Risposta #237 il: Sab-09-Gen-2010 13:48 »

Antonello Mangano a SkyTg24: "gli africani salveranno Rosarno perchè sono gli unici ad avere un progetto di vita".

Non se hai notato, ma su Skytg24 ci sono solo notizie del tipo: "Manganellato extracomunitario", "Ferito extracomunitario" ecc
Che giornalismo eh
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« Risposta #238 il: Sab-09-Gen-2010 13:48 »

Sempre lo stesso infame: "gli italiani vanno a rapinare i migranti che tornano dai campi".
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« Risposta #239 il: Sab-09-Gen-2010 13:51 »

IL nostro forumista Filippo mi segnala questo, ed io posto.

Scriveva Giovanni Gentile pochi mesi prima di essere assassinato: «Non ribellarsi alla sopraffazione bestiale è solo una manifestazione di viltà e non di moderazione».

A noi sembra che il detto valga in ogni tempo e luogo e per chiunque si trovi ad essere ridotto in condizioni di brutale annichilimento della propria esistenza, come è palesemente il caso degli immigrati insorti a Rosarno.

Essere ridotti ad una vita da topi, dentro tuguri; essere pagati una miseria per il loro lavoro; essere privati di qualsiasi diritto di presenza civile, da quella del soggiorno a quella di tutela sindacale per il lavoro da loro prestato in condizioni subumane e, quindi, essere di fatto ridotti ad una condizione di schiavitù; essere infine presi a fucilate come selvaggina per insofferenza razzista alla loro presenza in una comunità che pure li sfrutta; tutto ciò non può non innescare un sentimento di rivolta.

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La rivolta degli immigrati di Rosarno non è una rivolta etnica: è la rivolta del lavoratore a cui non viene più riconosciuto neanche l’elementare diritto all’esistenza. Il lavoro non ha colore di pelle, ha solo braccia e menti applicate alla produzione nazionale. Uno stato come il nostro che si pretende fondato sul lavoro fin dall’art 1 della sua Costituzione, non può discriminare fra lavoratore e lavoratore, fra prestatore d’opera indigeno e prestatore d’opera allogeno: è il lavoro stesso che legittima la dignità di chi lo esercita parificandone i diritti civili.

Il vizio all’origine delle incandescenti giornate di Rosarno risiede proprio nelle politiche di discriminazione in atto nel nostro paese. Tanto più odiose quanto è ipocrita una politica produttiva che disconosce la necessità del lavoro immigrato sapendo bene di non poter fare a meno delle braccia degli immigrati, consentendo quindi pratiche illegali di importazione di uomini fuori da qualsiasi criterio di riconoscimento dignitoso.

C’è poco da stupirsi, poi, ma molto da allarmarsi quando, a sua volta, una cittadinanza da anni sobillata all’intolleranza per un presumto pericolo “multiculturale” si scatena in una caccia all’uomo. E’ il più ovvio dei risultati che ci si possa aspettare da una politica scellerata che innesca in maniera del tutto pretestuosa fobie fondate su malintesi valori identitari razzisti e xenofobi.

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Questi stanno proprio male.
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